Le pressioni inflazionistiche risultano principalmente legate alla componente energetica, che incide sui prezzi dei trasporti e dell’abitazione. Secondo l’analisi, il rischio è che, se prolungate, queste dinamiche possano estendersi lungo le filiere produttive, in particolare nei settori più esposti ai costi dell’energia e della logistica, con effetti di compressione sulla capacità di spesa delle famiglie e quindi sui consumi.
Al momento, tuttavia, l’inflazione di fondo resta in linea con gli obiettivi della Banca Centrale Europea, elemento che attenua le preoccupazioni sul fronte delle politiche monetarie. L’evoluzione nei prossimi mesi sarà decisiva per comprendere se l’attuale fase rappresenti una fiammata temporanea o un trend più persistente, con possibili ripercussioni sulla crescita.
Sul fronte macroeconomico, il quadro delineato dall’Istat conferma una fase di espansione moderata, iniziata nella seconda metà del 2025 e proseguita nel primo trimestre 2026. Pur in presenza di un rallentamento, le stime indicano una crescita potenziale vicina all’1%, sostenuta anche da una crescita acquisita dello 0,5% che renderebbe raggiungibili gli obiettivi di finanza pubblica indicati nel recente quadro programmatico.
Il mercato del lavoro appare invece più stabile. L’occupazione resta su livelli elevati, con un tasso di disoccupazione ai minimi storici e una componente di lavoro dipendente a tempo indeterminato sostanzialmente stabile. In questo contesto, il rallentamento osservato nei dati mensili non viene interpretato come un segnale di criticità.
Restano però alcuni elementi strutturali di attenzione, in particolare la fuoriuscita di una quota della popolazione dal mercato del lavoro, difficilmente compensata dall’attuale dinamica demografica e dalla scarsa partecipazione femminile, ancora inferiore rispetto agli standard europei.
