Un risultato che, secondo il Civ, conferma la solidità dell’Istituto e il contributo del sistema previdenziale pubblico alla stabilità della finanza pubblica.
Nel 2025 le entrate complessive hanno raggiunto 571 miliardi di euro, di cui 294 miliardi derivanti dalla contribuzione, in aumento del 3,6 per cento rispetto al 2024, mentre i trasferimenti correnti dalla fiscalità generale sono scesi a 165 miliardi, con una riduzione dell’8,4 per cento. Le uscite complessive si sono attestate a 554 miliardi, di cui 425 miliardi destinati alle prestazioni istituzionali, in crescita del 2 per cento.
La diminuzione dei trasferimenti è legata principalmente alla riduzione degli sgravi contributivi, conseguente alla trasformazione dello sgravio della quota di contributi a carico dei lavoratori, introdotto nel 2024, in un beneficio di natura fiscale. A questo si aggiunge la riduzione della spesa per le misure di pensionamento anticipato.
La spesa pensionistica è aumentata di 4,4 miliardi, raggiungendo 325,06 miliardi di euro, con un incremento dell’1,4 per cento rispetto all’anno precedente. L’aumento è dovuto quasi interamente alla rivalutazione degli assegni in base all’inflazione registrata nel 2024, pari all’1 per cento.
In crescita anche la spesa per il sostegno al reddito, salita da 18,9 a 19,7 miliardi di euro, soprattutto per l’aumento delle prestazioni di disoccupazione e degli interventi di integrazione salariale. Le spese per l’inclusione sociale aumentano di 2,4 miliardi, sostenute dall’incremento dell’Assegno di Inclusione, del Supporto per la Formazione e il Lavoro e delle prestazioni assistenziali.
L’Assegno di Inclusione raggiunge nel 2025 un valore di 5.612 milioni di euro, con un incremento di 1.171 milioni rispetto al 2024. La spesa resta comunque inferiore agli 8.871 milioni erogati nel 2021 per il Reddito di cittadinanza. Secondo il Civ, l’aumento riflette sia il peggioramento delle condizioni economiche di una parte della popolazione sia gli effetti delle modifiche normative introdotte con la legge di Bilancio.
Dopo anni di crescita, la spesa per il sostegno alla famiglia si mantiene sostanzialmente stabile, passando da 26,1 a 26,7 miliardi di euro.
L’analisi delle gestioni previdenziali conferma l’equilibrio della Gestione Separata e del Fondo dei lavoratori dipendenti privati, mentre continuano a registrarsi risultati negativi, seppure con intensità differenti, nelle gestioni dei lavoratori autonomi e dei dipendenti pubblici.
Tra gli elementi di maggiore attenzione emerge l’andamento dei crediti contributivi. A fine 2025 i crediti nei confronti di datori di lavoro e iscritti ammontano a 125 miliardi di euro, rispetto ai 119 miliardi dell’anno precedente. Considerato il rischio di inesigibilità di una parte consistente di tali somme, il Fondo svalutazione crediti contributivi è stato incrementato fino a 99,873 miliardi di euro, con un aumento di 5,3 miliardi rispetto al 2024.
Nel rapporto allegato al Rendiconto il Civ propone anche un’analisi dell’evoluzione del bilancio dell’Inps nell’ultimo decennio. Dall’esame emerge una progressiva modifica della composizione della spesa, con una sostanziale stabilità delle prestazioni previdenziali in termini reali e una crescita delle prestazioni assistenziali e delle misure a sostegno delle famiglie.
Parallelamente aumenta il peso dei trasferimenti dalla fiscalità generale, passati dal 31,83 per cento del 2015 al 36,67 per cento del 2025. Nello stesso periodo, la quota delle prestazioni pensionistiche sul totale della spesa è diminuita dall’88,8 all’83,6 per cento, mentre quella delle prestazioni non pensionistiche è salita dall’11,2 al 16,4 per cento, confermando il progressivo rafforzamento della componente assistenziale del sistema di welfare gestito dall’Inps.
