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Intercettazioni- Eurispes: cala del 40% il numero dei bersagli in dieci anni

Lo studio Eurispes indica che sono passati da 141.774 nel 2013 a 83.883 nel 2023, con un calo del 40,8% in dieci anni e un minimo registrato nel 2022 con 82.494 bersagli; il primo semestre 2024 mostra tuttavia 48.166 bersagli, suggerendo una possibile inversione di tendenza. Le intercettazioni telefoniche dominano il quadro, rappresentando circa il 71-74% del totale, seguite dalle intercettazioni ambientali (16-17%), informatiche (5-7%) e tramite trojan (5%), mentre la categoria “altro tipo” risulta marginale (<1%).

La distribuzione territoriale rivela forti disparità, con il Sud Italia al 37% e le Isole al 20-21% dei bersagli; Sicilia, Campania e Lazio concentrano insieme 45-46% del totale nazionale, mentre il Molise registra il valore più basso (93-172 bersagli), evidenziando una netta correlazione tra intercettazioni e presenza di criminalità organizzata.

Le Direzioni Distrettuali Antimafia (Dda) dispongono 41-42% delle intercettazioni, confermando il loro ruolo strategico; Napoli, Palermo e Reggio Calabria sono i distretti più attivi, mentre la Sezione Ordinaria rappresenta il 57-58% del totale e i procedimenti per terrorismo rimangono sotto l’1%, concentrati principalmente a Milano, Roma, Genova e Firenze. Sul fronte dei costi, le spese annue per intercettazioni sono state 192,6 milioni di euro nel 2022 e 193,5 milioni nel 2023, con Palermo in testa (44-48 milioni), seguita da Napoli (17-20 milioni) e Milano e Roma (12-14 milioni ciascuna), a fronte di Campobasso ultimo in classifica con meno di 500 mila euro.

La ricerca evidenzia criticità significative, tra cui la mancanza di trasparenza sulle spese per trascrizioni, registrate in forma aggregata sotto la voce “ausiliari del magistrato”, e l’assenza di una definizione normativa chiara dei requisiti professionali per periti trascrittori e fonici, nonostante l’inserimento della categoria “trascrizione” nell’albo dei periti (D.L. 19/2024), con solo 76 iscritti a livello nazionale di cui 39 senza indicazione dell’ordine professionale. Lo studio sottolinea la necessità di implementare software ministeriali per distinguere le spese, definire requisiti professionali chiari, garantire maggiore trasparenza nella gestione degli incarichi e uniformare la rilevazione dei dati a livello nazionale.

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