Secondo la componente longitudinale della Rilevazione sulle forze di lavoro 2023-2024, l’Istat registra un ulteriore aumento della permanenza nell’occupazione, che raggiunge il 94,4% tra i 15-64enni già occupati nel 2023 (+0,4 punti rispetto al periodo precedente).
Cresce anche la stabilità dell’inattività (87,8%, +2,8 punti), mentre diminuisce la permanenza nella disoccupazione (31,5%, -4,8 punti).
L’occupazione aumenta di 0,1 punti percentuali, un incremento più contenuto rispetto al 2022-2023 (+1,1 punti), a causa della forte riduzione degli ingressi nel mercato del lavoro (dal 6,7% al 5,4%) e della lieve diminuzione delle uscite (dal 5,6% al 5,3%).
Tra i dipendenti a termine, solo il 18% ottiene un contratto stabile dopo un anno (contro il 22,7% nel periodo precedente), segno di una maggiore difficoltà di stabilizzazione.
In crescita invece la permanenza nel part-time, che riguarda l’80% dei lavoratori con questo regime orario (+3,8 punti).
L’Istat evidenzia una “doppia polarizzazione” del mercato del lavoro: da un lato, cresce la stabilità per chi è già occupato, soprattutto tra i lavoratori più anziani; dall’altro, si riducono le opportunità di ingresso e di stabilizzazione per i giovani e per chi ha contratti temporanei.
