Nel 2025 l’Istat ha aggiornato al 2021 la classificazione dei Sistemi locali del lavoro (Sll), suddividendo il territorio italiano in 515 aree funzionali sulla base della loro specializzazione produttiva prevalente. L’obiettivo è offrire una lettura più precisa delle vocazioni economiche locali, utile per analisi statistiche e politiche di sviluppo.
Dall’analisi emergono quattro grandi profili. I Sll del “Made in Italy” (156) sono legati a produzioni tradizionali come agroalimentare, tessile, calzature e mobili: rappresentano circa un quarto della popolazione e del valore aggiunto nazionale. I Sll manifatturieri dell’industria pesante (111) comprendono settori come metallurgia, chimica e mezzi di trasporto e generano anch’essi circa un quarto del valore aggiunto.
I Sll non manifatturieri (124), che includono le principali città, concentrano quasi il 40% della popolazione e producono quasi la metà del valore aggiunto complessivo grazie ai servizi avanzati e alle attività ad alta tecnologia. Infine, i 124 Sll non specializzati hanno un peso economico più limitato e sono diffusi soprattutto nel Mezzogiorno.
Il quadro complessivo evidenzia il ruolo centrale delle aree urbane nei processi di creazione di valore e conferma la persistenza di un divario strutturale tra Centro-Nord e Mezzogiorno, soprattutto in termini di produttività e dimensione delle imprese.
