Nel 2026 i rapporti tra Italia, Cina e Unione Europea si muovono lungo un equilibrio sempre più complesso tra cooperazione economica e sicurezza strategica. Dopo l’uscita italiana dal memorandum sulla Via della Seta, Roma ha progressivamente riallineato la propria politica commerciale alle linee guida europee, adottando un approccio di de-risking volto a ridurre le dipendenze critiche senza compromettere gli scambi.
La Cina resta un partner importante. L’Italia si conferma tra i principali interlocutori europei di Pechino, con flussi commerciali significativi soprattutto nei settori della meccanica, del farmaceutico e dell’agroalimentare. La struttura degli scambi evidenzia un rapporto asimmetrico: l’Italia importa prevalentemente beni manifatturieri e componenti industriali, mentre esporta macchinari ad alto valore aggiunto e prodotti di nicchia.
A livello europeo, il nodo centrale resta il forte disavanzo commerciale nei confronti della Cina, che continua a sollevare interrogativi sulla sostenibilità dell’attuale modello di interdipendenza. Le tensioni si sono accentuate nel 2025 con l’introduzione di dazi europei sulle auto elettriche cinesi, giustificati da Bruxelles come misura di difesa contro pratiche di concorrenza distorsiva. La risposta di Pechino, con restrizioni su prodotti agricoli e materie prime strategiche, ha evidenziato la fragilità dell’equilibrio commerciale.
In questo contesto, l’Unione Europea ha intrapreso una strategia industriale piùproattiva. Iniziative come il Buy European Act e l’Industrial Accelerator Act puntano a rafforzare la produzione interna nei settori chiave della transizione energetica e tecnologica, riducendo la dipendenza da fornitori esterni. L’obiettivo è, rilanciare la competitività industriale europea e garantire maggiore resilienza delle catene del valore.
Le divisioni tra Stati membri, in particolare tra economie fortemente esportatrici come Italia e Germania, riflettono interessi divergenti sulla gestione dei rapporti con Pechino. Inoltre, il rischio di ritorsioni commerciali e il contesto internazionale segnato dalla rivalità tra Stati Uniti e Cina rendono più complessa l’elaborazione di una linea comune.
Parallelamente, la Cina continua a promuovere una diplomazia economica pragmatica, alternando aperture verso Bruxelles a relazioni bilaterali con singoli Stati membri. Questo approccio consente a Pechino di mantenere un’influenza significativa sul mercato europeo.
Il futuro delle relazioni euro-cinesi dipenderà dalla capacità dell’Europa di coniugare autonomia strategica e apertura commerciale.
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