Nel primo trimestre dell’anno il Pil nazionale è aumentato dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti, consolidando il percorso di espansione iniziato nella seconda metà del 2025.
Un risultato che arriva mentre lo scenario globale procede a velocità diverse: Asia e Stati Uniti continuano a trainare la crescita mondiale, mentre l’Europa resta in affanno, frenata dalla debolezza della domanda interna e dagli effetti indiretti del conflitto in Medio Oriente sui mercati dell’energia.
Industria in recupero, ma la ripresa resta fragile
A marzo la produzione industriale è salita dello 0,7%, segnando il secondo incremento consecutivo dopo il +0,2% registrato a febbraio.
Il dato conferma un graduale miglioramento dell’attività manifatturiera, anche se il bilancio complessivo del trimestre resta ancora leggermente negativo (-0,2% rispetto ai tre mesi precedenti). Un quadro che fotografa una ripresa ancora disomogenea, con alcuni settori in accelerazione e altri ancora penalizzati dai costi energetici elevati e dalla debolezza della domanda europea.
Lavoro: lieve frenata a marzo, giovani e donne i più colpiti
Sul fronte occupazionale emerge invece qualche segnale di rallentamento. A marzo gli occupati sono diminuiti dello 0,1% rispetto a febbraio, attestandosi a 24 milioni e 124mila lavoratori.
A pesare sono soprattutto le difficoltà che continuano a colpire donne, giovani tra i 15 e i 24 anni e lavoratori over 50. La flessione riguarda in particolare i contratti a termine e il lavoro autonomo, mentre l’occupazione stabile mantiene una maggiore tenuta.
Nonostante il calo mensile, il bilancio del trimestre resta comunque positivo: l’occupazione cresce dello 0,1%, confermando un mercato del lavoro ancora resiliente, seppur in rallentamento.
Inflazione in forte rialzo: pesa il caro energia
Il nodo più delicato resta quello dei prezzi. Ad aprile l’inflazione armonizzata (Ipca) è salita al 2,9% su base annua, quasi raddoppiando rispetto all’1,6% registrato a marzo.
L’accelerazione è legata soprattutto al nuovo aumento dei prezzi energetici e alle tensioni internazionali che stanno colpendo le materie prime. L’Italia torna ad avvicinarsi alla media dell’Eurozona, attestata al 3%.
Il rischio è che il rialzo dei costi energetici possa frenare consumi e investimenti nei prossimi mesi, proprio mentre l’economia prova a consolidare la propria ripresa.
Fiscal drag, il governo rivendica gli effetti delle riforme
Nel dibattito economico torna inoltre il tema del fiscal drag, il cosiddetto “drenaggio fiscale” che riduce il potere d’acquisto dei contribuenti in presenza di inflazione.
Secondo le stime elaborate dall’Istat attraverso il modello FaMiMod, le riforme fiscali introdotte tra il 2021 e il 2026 avrebbero però più che compensato gli effetti negativi dell’inflazione, garantendo un beneficio medio di circa 40 euro per contribuente.
Un dato che il governo considera un segnale di efficacia delle misure adottate negli ultimi anni, anche se sindacati e opposizioni continuano a chiedere interventi più incisivi a sostegno di salari e pensioni.
L’incertezza resta alta
La ripresa c’è, sostenuta dai servizi e da una graduale stabilizzazione dell’industria, ma resta esposta ai rischi internazionali: energia, inflazione e tensioni geopolitiche potrebbero infatti condizionare i prossimi mesi.
Per famiglie e imprese la vera sfida sarà capire se questa crescita moderata riuscirà a trasformarsi in una fase più solida e duratura, oppure se il peso del caro energia finirà per rallentare nuovamente il motore dell’economia italiana.
