Con oltre 25 anni di esperienza nella promozione del Made in Italy e nel supporto all’internazionalizzazione delle imprese italiane, Marco Pintus ha una comprovata competenza nella gestione di uffici esteri in contesti geografici complessi quali Turchia, Sudafrica, Libia, Pakistan, Iraq. Con il Direttore di Ice Istanbul abbiamo discusso delle relazioni economico-commerciali Italia-Turchia.
Nel 2024 lo scambio commerciale Italia-Turchia ha toccato il massimo storico, che cosa è avvenuto nel 2025?
Nel 2025 le esportazioni italiane non hanno confermato la performance dell’anno precedente. L’exploit del 2024 (24% anno su anno) era stato sostanzialmente propiziato dalla massiccia domanda di oro che, per particolari motivi contingenti, gli importatori turchi avevano indirizzato al mercato italiano (sotto forma di semilavorati).
Nel 2025 il fenomeno non si è ripetuto, anche a causa di provvedimenti restrittivi adottati dalle autorità turche. Ne è risultato un crollo delle nostre esportazioni orafe (-62% tendenziale a gennaio-novembre 2025), che nel 2024 erano arrivate a costituire il 30% del nostro export totale verso il partner mediterraneo, una proporzione storicamente anomala e ragionevolmente non sostenibile. Del crollo registrato in questo settore ha risentito il dato aggregato relativo al nostro export, che nei primi 11 mesi del 2025 risulta in calo tendenziale del 22,5%. “Depurato” dal settore orafo, il valore delle nostre esportazioni mostra in realtà una flessione moderata (-5,6%) rispetto al 2024.
Pesa un calo nel comparto della meccanica e dei beni strumentali (-6,4%), dove in annate normali si addensa un quarto circa del nostro export in Turchia e che in questo momento paga la sofferenza di alcuni settori industriali turchi di sbocco (soprattutto il tessile). In ogni caso la struttura degli scambi e rimane solida con una buona tenuta complessiva dei settori meccanica, automotive, chimica ed energia. La forza e la qualità del nostro export pongono l’Italia al 6°posto tra i principali fornitori della Turchia, un gradino al di sotto della Svizzera che, nel 2025, ha riguadagnato il primato nel commercio dell’oro con il paese mediterraneo.
L’Italia è il principale partner commerciale della Turchia nell’area mediterranea e il secondo in Europa. Quali sono le prospettive per il 2026?
Per il 2026 le prospettive sono cautamente positive: l’Italia è il primo partner mediterraneo e il secondo della Turchia nell’Ue, beneficiando di filiere integrate e complementarità industriale. Un miglioramento della stabilità macroeconomica in Turchia e la ripresa della domanda Ue possono sostenere una ripresa graduale dei volumi, con opportunità interessanti in settori come transizione energetica, infrastrutture, difesa, agroindustria e tecnologie industriali.
Da non sottovalutare anche l’aspetto di investimenti diretti turchi in Italia (Aie) che conferma quanto l’Italia sia una “porta di accesso” privilegiata per il mercato dell’Unione europea anche grazie alla logistica agevolata dalla ridotta distanza e da alcuni hub fondamentali per il trasporto di merci Ro-Ro come il Porto di Trieste; questa tipologia di trasporto è strategica per automotive, componentistica, agroalimentare e beni industriali, grazie a velocità e integrazione con il trasporto stradale
Durante il IV Vertice Intergovernativo di Roma, Italia e Turchia hanno siglato numerosi accordi puntando a raggiungere uno scambio di 40 miliardi di dollari nel medio termine, dopo aver raggiunto l’obiettivo di 30 miliardi. Come vede questa prospettiva?
Il passaggio da 30 a 40 miliardi di dollari è ambizioso, verosimilmente non di immediato raggiungimento ma realistico nel medio termine se accompagnato da: continuità politica e maggiore stabilità monetaria in Turchia, attuazione degli accordi firmati, facilitazioni per investimenti e appalti, cooperazione finanziaria e logistica e graduale allentamento delle difficoltà doganali che, a oggi, le aziende italiane affrontano quotidianamente per l’ingresso delle merci nel mercato turco. I settori a maggiore leva, e quindi più promettenti, sono energia (anche rinnovabili), grandi opere, meccanica avanzata, aerospazio-difesa e manifattura ad alto valore aggiunto.
In Turchia operano oltre 400 imprese italiane. Che ruolo ha l’Ufficio Ice?
Con oltre 500 imprese italiane presenti sul mercato turco, circa 600 servizi annui erogati, l’Ufficio Ice di Istanbul svolge un ruolo chiave di sistema per le Pmi italiane: assistenza all’ingresso e all’espansione sul mercato, supporto istituzionale, promozione del Made in Italy anche mediante accordi di Gdo e presenza di aziende italiane in eventi fieristici locali, eventi di business matching, informazione normativa e settoriale e accompagnamento nei grandi progetti. Inoltre, svolge funzione di catalizzatore per potenziali investimenti turchi in Italia grazie al proprio Desk Fdi appositamente preposto.
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