Il Paese prevede ora di estrarre tra 96 e 98 milioni di tonnellate di petrolio e condensato di gas, rispetto all’obiettivo iniziale di 100,5 milioni di tonnellate, a causa degli attacchi che hanno colpito il sistema di trasporto del greggio e delle difficoltà operative in uno dei principali giacimenti nazionali.
Lo ha dichiarato il ministro dell’Energia Erlan Akkenzhenov, spiegando che la revisione delle stime è legata in particolare agli attacchi al Consorzio del Gasdotto del Caspio e alla situazione nel grande giacimento di Tengiz.
Il riferimento è al Caspian Pipeline Consortium (Cpc), infrastruttura chiave per l’export del petrolio kazako verso i mercati internazionali, e al grande giacimento di Tengiz oil field, uno dei più importanti del Paese.
Nonostante le difficoltà, nel 2025 il Kazakistan ha prodotto circa 99,6 milioni di tonnellate di petrolio greggio, superando le previsioni iniziali che indicavano una produzione di 96,2 milioni di tonnellate. La crescita è stata significativa anche rispetto al 2024, quando la produzione petrolifera del Paese si era attestata a 87,7 milioni di tonnellate.
La revisione delle stime per il 2026 riflette dunque le incertezze geopolitiche e infrastrutturali che incidono sulla capacità produttiva del Paese, uno dei principali esportatori di greggio dell’area del Mar Caspio.
“Secondo i nostri piani di sviluppo economico la produzione prevista era di 100,5 milioni di tonnellate. Tuttavia, a causa degli eventi verificatisi tra la fine dello scorso anno e l’inizio di quest’anno – riferendosi agli attacchi al Cpc e alla situazione a Tengiz – la produzione dovrebbe attestarsi tra 96 e 98 milioni di tonnellate, in una stima prudente”, ha dichiarato il ministro ai giornalisti a margine dei lavori parlamentari.
