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Il 26 giugno 1945 veniva firmata a San Francisco la Carta delle Nazioni Unite, che nel suo Preambolo indica lo scopo di «salvare le future generazioni dal flagello della guerra» e di «promuovere il progresso sociale e un più elevato livello di vita all’interno di una più ampia libertà». A sottoscriverla erano i rappresentanti di 50 Paesi che uscivano dalla più catastrofica – e non ancora conclusa – guerra mondiale vissuta dall’umanità. Una guerra che avrebbe segnato il macabro primato di circa 50 milioni di morti, per lo più civili.

Ottant’anni dopo di questa istituzione – tempio del multilateralismo, che ha nel primato del negoziato sull’uso della forza, nel mantenimento della pace e nel rispetto del diritto internazionale le sue ragioni d’essere – mostra tutte le sue rughe.

Abbiamo quantomai bisogno di questo miracolo fragile. Dobbiamo renderlo meno fragile, crederci come hanno dimostrato di crederci i Successori di Pietro che dal 1965 al 2015 hanno fatto visita al Palazzo di Vetro riconoscendo che le Nazioni Unite sono state e continuano ad essere la risposta giuridica e politica adeguata al tempo in cui viviamo, segnato da un potere tecnologico che nelle mani delle ideologie può produrre terribili atrocità, basta guardare a ciò che è accaduto negli ultimi tre anni, dall’aggressione russa all’Ucraina all’attacco del 7 ottobre di Hamas contro Israele; dalla guerra che ha spianato Gaza trasformandola in uno spettrale cumulo di macerie e cadaveri, fino all’inquietante conflitto tra Israele e Iran che ha visto anche l’intervento degli Stati Uniti.

Per questo, ottant’anni dopo l’inizio di quel miracolo fragile, con la voce di Leone XIV ripetiamo le parole “più che mai urgenti” del profeta Isaia: “Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”. “Si ascolti questa voce che viene dall’Altissimo – ha detto il Papa – si curino le lacerazioni provocate dalle sanguinose azioni degli ultimi giorni. Si respinga ogni logica di prepotenza e di vendetta e si scelga con determinazione la via del dialogo, della diplomazia e della pace”.

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