Social media al centro della strategia comunicativa delle aziende, relegando ai margini i media tradizionali e anche alcune soluzioni digitali nate negli ultimi anni, come intranet, web radio e web tv.
È quanto emerge dal Rapporto “Media Trends 2025” di Ascai, l’Associazione che riunisce i manager e i responsabili della comunicazione delle grandi imprese, presentato al Grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino.
Secondo la ricerca, i social network sono oggi gli strumenti più utilizzati nella comunicazione interna ed esterna delle imprese, e restano tali anche nelle prospettive future. A crescere sono anche app aziendali, podcast audio e video e gaming, che entrano stabilmente nel cuore del sistema mediatico delle imprese.
L’intelligenza artificiale – osserva il rapporto – sta penetrando in modo sempre più profondo in tutti i processi aziendali: dal marketing alla gestione clienti, fino alla comunicazione interna. L’arrivo delle chatbot e dei sistemi generativi è accolto senza timori: le aziende vedono nell’Ia un alleato, non una minaccia.
Sul piano etico, i comunicatori d’impresa indicano come priorità la non discriminazione (43%), la trasparenza dell’algoritmo (30%) e la riservatezza delle informazioni (22%).
La tecnologia non riduce il ruolo del comunicatore, anzi lo trasforma. Il 78% degli intervistati ritiene che le nuove tecnologie abbiano agevolato il proprio lavoro, e il 74% afferma di non sentirsi penalizzato dal calo di utilizzo dei media tradizionali.
Ma il cambiamento più profondo è culturale: il comunicatore non è più solo un reporter, bensì un narratore d’impresa.
L’84% del campione considera essenziale la capacità di storytelling, basata su immagini (32%), grafica creativa (32%) e richiamo ai simboli identitari dell’azienda (19%).
La ricerca parla di una vera e propria riqualificazione professionale. Le nuove competenze richieste riguardano linguaggi, creatività e capacità di lettura dei dati.
Eppure, nel passaggio ai nuovi media, restano vive le radici di un modello di organizzazione fondato sull’incontro umano e sulla corporate culture. La modernità, spiegano da Ascai, non cancella la storia, ma la integra in un equilibrio tra innovazione e identità.
Contrariamente a molti luoghi comuni, le nuove tecnologie non avrebbero indebolito il linguaggio o il senso di appartenenza in azienda. Il 65% dei comunicatori ritiene che gli strumenti digitali abbiano migliorato la qualità del linguaggio, mentre per l’80% la virtualità non ha ridotto la partecipazione o l’identità aziendale.
Infine, cresce l’attenzione al benessere personale e mentale dei dipendenti, considerato una priorità strategica per la comunicazione interna. Partecipazione, ascolto e salute psicofisica diventano così i nuovi pilastri di un modello di impresa più umano e più consapevole.
