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La sfida cinese per proteggere i tesori della Via della Seta

Proteggere prima, valorizzare poi. È il principio che Xi Jinping ha indicato per le Grotte di Mogao, a Dunhuang, uno dei più importanti complessi di arte buddhista del mondo e patrimonio Unesco dal 1987. Un approccio che mette la conservazione al centro e considera il turismo una conseguenza, non la priorità.

Durante una visita nell’agosto 2019, il presidente cinese richiamò l’attenzione su due minacce sempre più rilevanti per il sito: l’aumento delle precipitazioni e dell’umidità, fattori che possono accelerare il deterioramento di affreschi e sculture, e la pressione esercitata dal crescente numero di visitatori. «Per un sito patrimonio mondiale, la conservazione viene prima. Il turismo dopo», affermò Xi, chiedendo che la tutela del patrimonio non fosse subordinata ai ritorni economici.

Negli anni successivi, questa impostazione ha accompagnato una vera evoluzione del sistema di protezione delle grotte. La Dunhuang Academy ha infatti costruito un modello nel quale tecniche tradizionali e innovazione tecnologica lavorano insieme per ridurre i rischi e rendere più sostenibile la gestione del patrimonio.

All’interno delle grotte, una rete di sensori monitora in tempo reale parametri essenziali come temperatura, umidità e concentrazione di anidride carbonica. All’esterno, sistemi di sorveglianza seguono l’andamento delle piogge, delle condizioni meteorologiche e delle tempeste di sabbia, particolarmente insidiose in un ambiente desertico. In caso di emergenza, porte intelligenti possono chiudere automaticamente gli ambienti più vulnerabili, limitando l’esposizione a condizioni potenzialmente dannose.

La ricerca si spinge anche nel campo dei materiali e della chimica applicata alla conservazione. Nei laboratori vengono studiati nanosistemi capaci di contribuire alla rimozione della fuliggine dagli affreschi con l’obiettivo di intervenire in modo selettivo e ridurre al minimo il rischio di alterare i pigmenti originali. È un settore nel quale la tecnologia non sostituisce il lavoro degli specialisti, ma offre nuovi strumenti per rendere più precisa e meno invasiva la manutenzione.

Un altro asse strategico è la digitalizzazione ad alta risoluzione. Dipinti, sculture e manoscritti vengono acquisiti e trasformati in riproduzioni digitali che permettono agli studiosi di analizzare i dettagli delle opere e, allo stesso tempo, al pubblico di conoscere il patrimonio anche senza accedere fisicamente agli ambienti più fragili. La tecnologia diventa così uno strumento di conservazione, ma anche di valorizzazione culturale.

o l’antica Via della Seta e di una tradizione culturale che, secondo il presidente cinese, ha saputo preservare la propria identità aprendosi al confronto con mondi diversi.

È anche su questa idea che Pechino costruisce la propria strategia: fare di Dunhuang non soltanto un sito da conservare, ma un laboratorio nel quale patrimonio, tecnologia e cooperazione culturale possano convivere. Una sfida economica oltre che culturale, perché proteggere un bene unico significa anche decidere come renderlo accessibile, come finanziare la ricerca e come trasformare l’innovazione in uno strumento capace di garantire la sopravvivenza del patrimonio nel lungo periodo.

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