Il mercato del lavoro italiano mostra segnali di stabilizzazione su livelli elevati, ma resta caratterizzato da forti squilibri territoriali e criticità strutturali. È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio.
Le moderate oscillazioni registrate a febbraio risultano coerenti con un quadro complessivo poco dinamico ma stabile: su base trimestrale, le variazioni di occupati e disoccupati appaiono contenute, mantenendo il tasso di disoccupazione poco sopra il 5%.
A incidere sull’evoluzione del mercato contribuiscono anche fattori esogeni, tra cui l’incertezza economica e geopolitica, che ha interrotto una fase iniziale dell’anno caratterizzata da segnali incoraggianti di ripresa.
Uno degli elementi più rilevanti riguarda i divari territoriali. In alcune aree del Paese, soprattutto nel Nord, si è ormai prossimi alla piena occupazione, mentre in altre zone persiste un eccesso di offerta di lavoro a fronte di una domanda insufficiente.
A complicare ulteriormente il quadro è il cosiddetto mismatch tra domanda e offerta di lavoro: molte imprese, pur in presenza di potenziale crescita occupazionale, segnalano difficoltà nel reperire profili e competenze adeguate. A pesare sono sia i noti fattori demografici sia l’insufficiente allineamento tra formazione e fabbisogni del sistema produttivo.
In prospettiva, secondo Confcommercio, sarà necessario intervenire attraverso un ampio progetto pubblico-privato di rafforzamento del capitale umano, puntando su formazione, riqualificazione e aggiornamento delle competenze.
