Un percorso gratuito e aperto alla cittadinanza che, nelle tre tappe, ha raccontato il ruolo delle donne come motore di sviluppo sociale, culturale ed economico, mettendo al centro il nesso tra indipendenza economica ed emancipazione.
L’ultima serata, realizzata in collaborazione con la Fondazione Giulia Cecchettin e moderata dalla giornalista Emma D’Aquino, è stata dedicata al contrasto alla violenza di genere, attraverso testimonianze, dialoghi e linguaggi artistici. Dopo il video introduttivo sulle tappe precedenti, accompagnato dal brano “Le donne di ora” di Giorgio Gaber, la serata è stata aperta dall’Amministratore Delegato di Invitalia, Bernardo Mattarella, che ha sottolineato come promuovere l’autonomia economica femminile significhi non solo generare crescita, ma soprattutto garantire libertà e sicurezza. L’Ad ha ricordato l’impegno dell’Agenzia per l’inclusione lavorativa di persone in situazioni di fragilità, comprese donne provenienti da contesti di violenza domestica: un’azione prevista dal Piano Strategico di Sostenibilità che ha già portato all’inserimento professionale di 15 donne, grazie alla collaborazione con enti e associazioni specializzate.
Tra i momenti più intensi, la lettura del messaggio di una lavoratrice di Invitalia che ha condiviso il proprio percorso di rinascita dopo una storia di violenza. A seguire, un dialogo sull’indipendenza economica come leva di cambiamento con Ottavia Semerari, fondatrice dell’impresa sociale Variabile K di Ercolano sostenuta da Invitalia, e Maya Pandin, studentessa di Ingegneria Biomedica all’Università degli Studi di Padova e vincitrice di uno dei Premi di Laurea dedicati a Giulia Cecchettin.
Il linguaggio del teatro ha contribuito ad affrontare le dimensioni psicologiche ed emotive della violenza. L’attrice Marina Rocco ha interpretato un reading tratto da “Il mio nome è Maria Stuarda” di Nicoletta Verna, in scena al Teatro Franco Parenti dal 24 febbraio all’8 marzo 2026, restituendo al pubblico un racconto di paura, resistenza e dignità.
Fulcro della serata l’intervista a Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, che ha ribadito la necessità di investire in strumenti educativi e culturali per prevenire la violenza e coinvolgere attivamente giovani e uomini in un cambiamento collettivo. In chiusura, un gesto simbolico condiviso con il pubblico – battere i piedi per rompere il silenzio – ha ricordato che la libertà delle donne passa attraverso comunità più consapevoli e partecipi. Il prossimo appuntamento della rassegna è in programma a Roma il 1° luglio 2026.
