Nel 2025 Hong Kong ha registrato una crescita significativa degli scambi commerciali globali. L’export totale di beni è aumentato del 15,4%, mentre l’import ha segnato un +15,5%. Tali dinamiche riflettono un rafforzamento del commercio regionale e confermano la centralità economica della Regione Amministrativa Speciale nel contesto asiatico.
L’Italia, nel 2024 si è posizionata come quarto Paese dell’Unione Europea per volumi di scambio con Hong Kong, posizione che, quasi sicuramente, verrà confermata anche per il 2025.
In un quadro più generale, i rapporti tra Italia, Cina ed Europa si inseriscono in un “partenariato strategico globale”. In tale contesto, l’Italia persegue un graduale riequilibrio delle relazioni, allineandosi alle politiche europee di “de-risking”, pur mantenendo solidi scambi commerciali in settori strategici.
Abbiamo approfondito il tema delle relazioni economico-commerciali fra Italia e Hong Kong con Riccardo Fuochi, Presidente dell’Associazione Imprese Italia-Hong Kong, imprenditore della logistica Made in Italy, alla guida di ltaly Alliance, fondata per dare supporto alla community italiana in loco.
Come imprenditore di lungo corso nel settore della logistica Made in Italy, come valuta l’attuale contesto geopolitico e in che modo i conflitti in corso stanno influenzando il commercio internazionale?
Il contesto è instabile e continuerà a esserlo. Le catene logistiche non sono più lineari come prima e ogni crisi ha effetti immediati su tempi, costi e rotte. Alcune aree sono diventate difficili da servire, altre si sono congestionate. Questo significa noli più alti, ritardi e meno affidabilità. La differenza oggi la fa il controllo della logistica. Chi gestisce la propria supply chain riesce ad adattarsi. Chi la subisce perde margine e competitività.
Le imprese italiane devono cambiare approccio: meno improvvisazione, più gestione diretta.
Da molti anni lei si interessa del mercato cinese con particolare riferimento ad Hong Kong. Gli italiani continuano ad investire nell’area?
Sì, l’interesse c’è ancora. Hong Kong resta un punto di accesso semplice e internazionale per lavorare in Asia. Rispetto a qualche anno fa, però, gli investimenti sono più mirati. Non si cercano più solo volumi, ma posizionamento, qualità e clienti con capacità di spesa.
Allo stesso tempo cresce l’interesse opposto: operatori asiatici che guardano all’Italia e all’Europa come mercati di riferimento.
Lei è fondatore di Italy Alliance, spazio fisico nel cuore di Hong Kong che fornisce alle imprese servizi, competenze, conoscenza profonda del territorio. Che cosa è avvenuto nel 2025?
Il 2025 è stato un anno più lento, ma utile. Si è ridotta l’improvvisazione e sono aumentate le richieste serie. Le aziende hanno capito che senza presenza locale è difficile lavorare davvero in Asia. Per questo cresce la domanda di supporto concreto: sviluppo commerciale, contatti, presenza sul territorio. Meno tentativi spot, più progetti strutturati.
Attraverso quali strumenti Italy Alliance fornisce servizi alle imprese interessate ad esplorare il mercato cinese?
L’idea è semplice: offrire una base operativa reale. Italy Alliance vuole creare una community tra aziende, enti e associazioni che condividono lo stesso spazio. Uffici, sale riunioni, spazi per eventi e servizi di segreteria, tutto nello stesso luogo per facilitare relazioni e lavoro.
Accanto a questo, supporto pratico: analisi di mercato, contatti locali, organizzazione di incontri ed eventi.
Va anche detto che Hong Kong sta cambiando. Non è più solo commercio e shopping. Oggi pesa molto di più l’innovazione, la finanza e anche la cultura, con realtà come il M+ Museum e i progetti della Northern Metropolis ma sopratutto Skytopia con il centro logistico e espositivo per l’Arte. L’obiettivo è entrare nel mercato nel modo giusto, evitando errori e perdite di tempo.
C.V.
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