Una strategia industriale di lungo periodo per affrontare un contesto internazionale in rapida trasformazione e guidare le grandi transizioni economiche e sociali. È questo l’obiettivo di “Made in Italy 2030”, il Libro bianco elaborato dal Centro Studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), presentato a Villa Lubin, sede del Cnel, davanti a una platea di esperti, rappresentanti istituzionali, parti sociali e stakeholder del sistema produttivo.
Il documento è il risultato di un ampio percorso di consultazione pubblica, avviato con il Libro verde sulle politiche industriali, che ha coinvolto tutti i principali settori economici del Paese. L’evento è stato presieduto dal presidente del Cnel Renato Brunetta e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con gli interventi di Paolo Quercia (Mimit), Cristina Sgubin (Telespazio, Eni e Sace) e Paolo Pirani (Cnel).
Nelle sue 320 pagine, “Made in Italy 2030” analizza i punti di forza del sistema produttivo italiano: manifattura ad alta specializzazione, beni strumentali, economia circolare, “multinazionali tascabili” e le eccellenze riassunte nelle 5 A – agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive.
Ampio spazio è dedicato anche ai settori emergenti del “nuovo Made in Italy”: economia della salute, spazio e difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. Accanto alle opportunità, il rapporto analizza le criticità strutturali del sistema produttivo, dalla bassa intensità di ricerca e sviluppo alla dimensione media ridotta e frammentata delle imprese, fino ai costi energetici, alla carenza di capitale umano e finanziario e agli oneri burocratici.
Il Libro bianco si chiude con una roadmap al 2030, che individua priorità e linee di intervento per rafforzare la competitività del Paese, sostenere la crescita industriale e accompagnare le transizioni in atto. Un documento che ambisce a diventare il riferimento strategico per la politica industriale italiana del prossimo decennio.
«Il Libro bianco offre una fotografia puntuale del sistema industriale italiano e certifica i risultati del lavoro svolto negli ultimi tre anni, indicando con chiarezza le sfide che attendono il Paese», ha dichiarato Urso. «Lo scenario internazionale è profondamente mutato e impone di governare con visione strategica le quattro grandi transizioni del nostro tempo: demografica, geopolitica, digitale e green». Da qui anche l’appello a una svolta nelle politiche europee: «Servono riforme coraggiose per una vera politica industriale comune, capace di sostenere la competitività delle imprese nel confronto con Stati Uniti e Cina».
Sulla stessa linea il presidente del Cnel, Renato Brunetta, che ha definito il Made in Italy «non solo un brand, ma un ecosistema culturale, sociale e territoriale». «Parlare di politica industriale è forse riduttivo – ha sottolineato –: qui si tratta di una vera politica di sviluppo, orientata a produttività, salari più alti, coesione sociale e occupazione giovanile e femminile. Se il Libro bianco diventa il catalizzatore di una strategia seria e partecipata, potrà essere la strategia di sviluppo del Paese».
