L’incidenza percentuale degli assenti per ragioni di salute sul totale dei lavoratori è quasi sempre stata superiore tra gli statali che tra i dipendenti del privato negli ultimi settte anni, solo in due occasioni, nel 3° trimestre del 2021 e del 2022, la situazione si è capovolta.
Anche nei primi due trimestri del 2024, il differenziale tra i due settori è stato molto significativo. Se tra gennaio e marzo di quest’anno il 33 per cento dei dipendenti pubblici è rimasto a casa almeno un giorno per malattia, tra i privati la quota è stata del 22 per cento; nel 2° trimestre, invece, per i primi la soglia delle assenze è scesa al 26 per cento e per i secondi al 18 per cento L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della Cgia su dati Inps.
Dall’analisi del numero di giorni di malattia registrato nel 2023, in Italia il dato medio è stato pari a 8,5; se nel settore pubblico si è attestato a 8,3, nel privato è stato leggermente superiore e pari a 8,6.
Rispetto al 2017 la situazione è in netto miglioramento: il dato medio nazionale, ad esempio, è sceso del 16 per cento. Le differenze a livello regionale sono comunque molto marcate.
La regione dove i lavoratori si assentano per malattia è la Calabria; chi si è ammalato è rimasto a casa mediamente 15,3 giorni (9,6 giorni l’assenza dei dipendenti pubblici e ben 18,8 degli occupati nel privato).
Praticamente il doppio di quanto registrato in Emilia Romagna e in Veneto, che, invece, hanno entrambe “cumulato” 7,8 giornate medie di malattia. Dopo la Calabria, i lavoratori più malati d’Italia sono quelli della Basilicata con 10,2 giornate medie di assenza. Seguono gli occupati della Valle d’Aosta con 9,7, quelli della Sardegna con 9,6 e quelli del Molise con 9,4. Rispetto al 2017, in tutte le regioni il numero delle giornate medie di assenza per malattia è in calo, con punte del -20 per cento proprio nel Mezzogiorno (addirittura -23 per cento in Calabria).
