Lo strumento, giunto alla 19ª edizione, integra indicatori di rischio di credito, rischio politico e opportunità per export e investimenti, offrendo un quadro comparato Paese per Paese.
L’evento di Sace è stato aperto dal presidente Guglielmo Picchi; la presentazione è stata affidata al capo economista Alessandro Terzulli.
La Mappa rientra nei servizi di accompagnamento di Sace, che opera con una rete di export advisor in 23 uffici in Italia e all’estero. L’edizione 2026 coincide inoltre con il lancio della nuova identità visiva del gruppo, in vista dei 50 anni di attività.
Commercio mondiale resiliente
Nonostante le tensioni geopolitiche, il commercio globale mostra una tenuta superiore alle attese. Nel 2025 il volume degli scambi di beni è cresciuto a un ritmo vicino al 5%. Nel triennio 2026-2028 è previsto un incremento medio annuo del 2,3%, in linea con il periodo 2022-2024.
A sostenere gli scambi hanno contribuito l’anticipo delle importazioni, il ciclo tecnologico legato agli investimenti in intelligenza artificiale e la riorganizzazione delle filiere.
Geopolitica, dazi, investimenti tech
La fotografia della Mappa di Sace evidenzia livelli di rischio mediamente stabili ma più elevati rispetto al passato.
Tra i principali fattori di incertezza:
- tensioni geopolitiche e commerciali;
- nuovi dazi statunitensi e crescita delle barriere non tariffarie;
- possibile rallentamento degli investimenti in intelligenza artificiale.
Sul fronte del rischio di credito, i punteggi restano invariati in 93 mercati (24% dell’export italiano), migliorano in 63 (35%) e peggiorano in 38 (41%).
Il rischio politico resta un elemento da monitorare non solo nei Paesi in conflitto, ma anche in quelli con governance fragili o alto indebitamento, dove pressioni sulle banche centrali e politiche fiscali discrezionali possono generare volatilità finanziaria.
La Mappa include anche indicatori su rischio climatico e transizione energetica, sviluppati in collaborazione con la Fondazione Enel. Gli impatti risultano particolarmente rilevanti in alcune aree dell’America Latina, dell’Asia e dell’Africa Subsahariana.
Per Sace, la gestione integrata dei rischi è centrale nelle strategie di internazionalizzazione. Un nodo resta la concentrazione geografica: il 45% delle imprese italiane esporta in un solo mercato, aumentando l’esposizione a shock localizzati.
«In un contesto segnato da shock geopolitici ricorrenti e frammentazione, la conoscenza dei mercati è indispensabile per orientare le strategie di crescita», ha dichiarato Terzulli, definendo la Mappa una “bussola” per chi esporta, utile anche nella scelta degli strumenti assicurativi più adeguati.
