È quanto emerge dal Rapporto Strategico “La geopolitica delle Materie Prime Critiche: le opportunità del Piano Mattei e dell’urban mining per la competitività industriale in Italia”, presentato da Iren in collaborazione con Teha Group alla fiera Ecomondo di Rimini.
Secondo lo studio, la proposta europea di una “tassa Raee” – pari a 2 euro/kg per la differenza tra il tasso di raccolta nazionale e il target Ue del 65% – rappresenterebbe per l’Italia un “costo del non fare” di 2,6 miliardi l’anno, legato a un tasso di raccolta ancora fermo al 30% nel 2024. Le stesse risorse, se investite in impianti, innovazione e infrastrutture di economia circolare, permetterebbero invece di ridurre la dipendenza estera e rafforzare la competitività industriale del Paese.
Il potenziale del Piano Mattei
Il Rapporto evidenzia inoltre come l’integrazione del riciclo Raee nel Piano Mattei – oggi privo di progetti sull’economia circolare – potrebbe generare ulteriori 2,5 miliardi di euro di valore grazie al recupero di Mpc in Nord Africa, area che produce 1,5 milioni di tonnellate di Raee l’anno, pari all’83% dei volumi italiani. Secondo Iren, coinvolgere le imprese italiane nella filiera africana consentirebbe non solo di estrarre materie prime preziose ma anche di ridurre le emissioni di oltre 5 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, pari alle emissioni annuali di 2,5 milioni di automobili.
Cresce la domanda globale, aumentano i rischi di dipendenza
A livello globale, la domanda di Mpc è cresciuta dell’11% tra il 2021 e il 2024 e si prevede un ulteriore +34% entro il 2030, trainata anche dalla diffusione dell’intelligenza artificiale, che da sola potrebbe aggiungere un +10% di fabbisogno. Nello stesso periodo, la concentrazione delle catene di approvvigionamento è aumentata: la quota dei tre principali Paesi raffinatori ha raggiunto l’86% nel 2024, rispetto all’82% del 2020.
In Europa, le Mpc abilitano 3,9 trilioni di euro di produzione industriale, pari al 22% del Pil dell’Ue. L’Italia risulta il Paese più esposto tra le cinque principali economie europee: 675 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalenti al 31% del Pil nazionale, dipendono da filiere industriali che utilizzano materie prime critiche.
Settori a rischio e obiettivi europei
Il Rapporto mette in evidenza la vulnerabilità dell’industria europea per due materiali strategici – titanio e terre rare – indispensabili per aerospazio, automotive, dispositivi medici e magneti permanenti. Un blocco delle forniture potrebbe mettere a rischio 700 miliardi di euro di produzione industriale Ue, di cui 88 miliardi in Italia.
Il Critical Raw Materials Act dell’Unione Europea fissa per il 2030 obiettivi di estrazione (10%), raffinazione (40%) e riciclo (25%) del fabbisogno interno. Tuttavia, i 47 progetti strategici approvati finora coprirebbero solo il 35% dell’estrazione, il 12% del processing e il 24% del riciclo, lasciando aperto un ampio gap di capacità.
