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Materie prime critiche, la sfida della transizione energetica per l’Europa

La transizione energetica dell’Unione europea passa inevitabilmente dalle materie prime critiche, risorse indispensabili per tecnologie come batterie agli ioni di litio, elettrolizzatori, turbine eoliche, pannelli fotovoltaici e pompe di calore, e la loro disponibilità è diventata una questione di sicurezza strategica.

Con l’aumento della domanda globale legata al passaggio verso un’economia a basse emissioni di carbonio, garantire un approvvigionamento sicuro e duraturo di materiali come litio, cobalto e terre rare è oggi una priorità assoluta per l’Ue, che tuttavia resta fortemente dipendente da Paesi terzi: su 26 materie prime individuate come critiche, l’Europa registra in molti casi una dipendenza quasi totale dall’estero, a fronte di una limitata capacità interna di estrazione e trasformazione e di tassi di riciclaggio ancora molto bassi o inesistenti.

Per rispondere a queste criticità, Bruxelles ha avviato negli ultimi anni una serie di iniziative culminate nel Regolamento sulle materie prime critiche del 2024, che fissa obiettivi ambiziosi da raggiungere entro il 2030, puntando su diversificazione delle importazioni, aumento della produzione interna e rafforzamento dell’economia circolare. In particolare, l’Ue mira a estrarre almeno il 10%, trasformare almeno il 40% e riciclare almeno il 25% del proprio consumo annuo di materie prime strategiche, oltre a ridurre la dipendenza da singoli fornitori esterni, stabilendo che non più del 65% del fabbisogno di ciascuna materia prima provenga da un unico Paese terzo. Un ruolo chiave è affidato ai “progetti strategici” selezionati dalla Commissione europea, che dovrebbero beneficiare di procedure accelerate e accesso facilitato ai finanziamenti per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento.

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