È quanto emerge dal report “Le medie imprese italiane tra continuità e trasformazione: governance, capitale umano e geopolitica”, realizzato da Unioncamere, Area Studi Mediobanca e Centro Studi Tagliacarne.
Secondo l’indagine, il principale freno agli investimenti è rappresentato dagli elevati costi iniziali, indicati dal 41,2% delle imprese. Seguono l’incertezza normativa (34%) e la necessità di destinare risorse ad altre priorità aziendali (32,5%). Incide inoltre la carenza di competenze interne e manageriali, segnalata dal 25,3% delle imprese.
Il direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, Gaetano Fausto Esposito, osserva che il nucleo del cosiddetto quarto capitalismo italiano continua a mostrare buone performance, pur evidenziando un rallentamento rispetto agli anni di maggiore espansione. La quota di medie imprese che investirà nella doppia transizione resta infatti inferiore a quella del triennio precedente, quando gli investimenti coinvolgevano l’84% delle aziende sul fronte digitale e il 77% su quello ambientale.
Nonostante il rallentamento, la propensione agli investimenti rimane significativamente superiore rispetto alla media delle Pmi, che nei prossimi tre anni investiranno nel digitale nel 47% dei casi e nella sostenibilità ambientale nel 46%.
Per Esposito, le medie imprese continuano a rappresentare un pilastro dello sviluppo economico nazionale, ma necessitano di politiche dedicate per sostenerne la crescita, favorendo una maggiore apertura manageriale e l’evoluzione della governance.
Per accompagnare i processi di innovazione, la maggior parte delle imprese si affida a consulenti e società di consulenza, mentre oltre la metà coinvolge fornitori e clienti nello sviluppo dei progetti. Una quota più contenuta ricorre invece al supporto delle istituzioni territoriali, come Camere di commercio e associazioni di categoria.
Dal report emerge inoltre un crescente interesse verso le tecnologie Net-Zero, con un aumento della quota di medie imprese intenzionate a investire in soluzioni per la transizione energetica e la decarbonizzazione nel triennio 2026-2028 rispetto al periodo precedente.
