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Meno dell’1% delle imprese è coperto da polizze per danni ambientali

Il dato emerge da un’elaborazione dell’Osservatorio Pool Ambiente, consorzio di coassicurazione nato dopo il disastro di Seveso, basata sulla terza rilevazione statistica dell’Ania sulla diffusione delle polizze ambientali in Italia. L’analisi fotografa un mercato ancora marginale, nonostante una crescita recente delle coperture.

Nel 2023, ultimo anno disponibile, le polizze attive sono salite a 8.696, con un incremento del 32,6% rispetto all’anno precedente: la crescita più significativa della serie storica. Nonostante l’accelerazione, la penetrazione assicurativa resta inferiore all’1% del tessuto produttivo nazionale.

La diffusione delle polizze non è omogenea tra i diversi settori economici. Il comparto dei rifiuti risulta il più assicurato (22,62%), anche per effetto di obblighi normativi, seguito dal settore chimico (14,08%) e da quello petrolifero (6,55%). All’estremo opposto si collocano settori come il civile, commerciale e turismo (0,16%), i trasporti (0,64%) e il comparto siderurgico e metalmeccanico (0,94%), tutti con livelli di copertura molto bassi rispetto al rischio potenziale.

Un segnale positivo arriva dal comparto delle attività presso terzi (edilizia, bonifiche, manutenzioni), che nel 2023 ha registrato un incremento dell’81% delle polizze, quasi raddoppiando il portafoglio assicurativo.

A livello regionale, il Veneto guida la classifica con una penetrazione del 2,11%, seguito da Friuli Venezia Giulia (1,11%), Basilicata (1,09%), Lombardia (1,07%) e Umbria (1,01%), le uniche regioni sopra la soglia dell’1%. Le regioni del Centro-Nord mostrano in generale livelli più elevati di copertura rispetto al Mezzogiorno, dove i valori risultano significativamente più bassi. In coda alla classifica si colloca la Campania, con lo 0,42%. Nonostante il divario, tra il 2021 e il 2023 si registra una crescita diffusa su tutto il territorio nazionale, con accelerazioni particolarmente forti al Sud: Campania (+173%), Basilicata (+150%) e Calabria (+131%).

La mancanza di coperture espone le imprese a costi potenzialmente elevati. Gli interventi di bonifica e ripristino ambientale possono variare da 200.000 a oltre 4 milioni di euro, con importi ancora più alti in caso di contaminazione delle falde. Tra il 2006 e il 2023 si stima che circa 20.000 imprese siano fallite proprio a causa di questi costi. Quando le aziende non sono in grado di sostenerli, il peso economico si trasferisce alla collettività: il Rapporto Ispra 424/2025 censisce infatti 484 siti orfani, già destinatari di circa 500 milioni di euro di fondi pubblici, anche del Pnrr.

Secondo il Primo Rapporto sul Mercato delle Bonifiche (Ref Ricerche, 2025), il valore potenziale del settore in Italia è compreso tra 43 e 92 miliardi di euro, di cui circa 29,5 miliardi a carico del comparto privato. In questo contesto, gli operatori del settore sottolineano come in Italia manchi ancora una cultura assicurativa ambientale matura e come la diffusione delle polizze resti insufficiente, pur in crescita.

L’Ania evidenzia la necessità di rafforzare la prevenzione e la gestione dei rischi ambientali, anche alla luce dell’aumento degli eventi climatici estremi, indicando lo sviluppo di strumenti assicurativi più strutturati come leva per ridurre nel tempo l’impatto dei danni su imprese e finanza pubblica.

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