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Mercato auto, avanzano le ibride e cambia il modello di consumo

È il quadro che emerge dal secondo Rapporto dell’Osservatorio Sunrise, promosso da Most – Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile e presentato a Roma, che evidenzia un sistema in equilibrio instabile, in cui la spinta verso la decarbonizzazione convive con una forte sensibilità ai costi e con limiti infrastrutturali che rallentano la diffusione delle tecnologie più innovative.

Il principale driver di acquisto resta il prezzo, seguito dai costi di esercizio e dalla sicurezza, mentre elementi come design e brand assumono un ruolo secondario. In questo contesto le auto ibride consolidano la loro posizione dominante, arrivando a rappresentare circa il 51% delle nuove immatricolazioni. L’elettrico, invece, mostra una crescita nelle intenzioni ma non nei comportamenti: il 12% degli italiani dichiara di considerarlo per il prossimo acquisto, ma la quota reale di mercato si ferma al 6%, con un ritardo stimato in circa cinque anni rispetto ai principali Paesi europei.

A pesare sono fattori strutturali come i prezzi elevati, la diffusione limitata delle infrastrutture di ricarica e i vincoli logistici, considerando che solo il 27% degli intervistati dispone di una possibilità di ricarica domestica o sul luogo di lavoro.

Il parco circolante italiano ha nel frattempo superato i 41 milioni di veicoli, con una densità tra le più alte in Europa, ma con un’età media ormai oltre i 12 anni, segnale di un rallentamento nel ricambio. Le immatricolazioni di auto nuove restano inferiori ai livelli pre-pandemia, attorno a 1,6 milioni annui, a fronte di un mercato dell’usato che supera i 5 milioni di passaggi di proprietà, determinando un sistema meno efficiente dal punto di vista ambientale e tecnologico.

Cambia anche la composizione del mercato, con i Suv che rappresentano circa il 62% delle nuove immatricolazioni e una progressiva riduzione del peso delle utilitarie. Ne deriva un aumento del prezzo medio delle vetture acquistate, in apparente contraddizione con la centralità del fattore costo, spiegato tuttavia dalla percezione di maggiore sicurezza e comfort oltre che da dinamiche aspirazionali.

Parallelamente emerge un cambiamento nei modelli di consumo, con le formule alternative alla proprietà – leasing e noleggio a lungo termine – che passano dal 2% delle esperienze pregresse al 9% delle intenzioni future. Si tratta di un segnale rilevante di trasformazione: l’auto viene sempre più percepita come servizio piuttosto che come bene da possedere, con possibili effetti positivi sul rinnovo del parco circolante.

L’analisi del Total Cost of Ownership (Tco) conferma inoltre l’assenza di una tecnologia universalmente più conveniente, poiché la competitività delle diverse alimentazioni dipende da variabili quali percorrenza annua, accesso alla ricarica e incentivi. In generale, motorizzazioni tradizionali e ibride risultano più vantaggiose per utilizzi limitati, mentre l’elettrico diventa competitivo soprattutto in presenza di percorrenze elevate e ricarica domestica.

Le evidenze confermano che la transizione energetica non è lineare né uniforme”, ha sottolineato Ennio Cascetta, evidenziando come le scelte dei consumatori siano fortemente influenzate da costi, utilizzi e contesto territoriale. Ne deriva la necessità di politiche pubbliche flessibili e basate sui dati, capaci di intervenire su infrastrutture, accessibilità economica e diffusione delle informazioni.

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