In Italia gli occupati sono cresciuti di 185mila unità (+0,8% su base annua), grazie soprattutto all’espansione del lavoro stabile: i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 304mila unità e i lavoratori autonomi di 99mila, compensando il forte ridimensionamento dei contratti a termine (-218mila). Parallelamente si è registrata una riduzione delle persone in cerca di lavoro (-88mila) e degli inattivi (-58mila), con il tasso di disoccupazione sceso al 6,1%.
Il quadro appare però più articolato se si osservano le dinamiche regionali. In Piemonte, nel 2025, l’occupazione complessiva ha mostrato una sostanziale tenuta, ma accompagnata da segnali di rallentamento in alcuni comparti e da una risalita della disoccupazione. Il numero medio di occupati ha raggiunto 1,863 milioni, circa 9mila in più rispetto al 2024. La componente maschile rappresenta il 55% degli occupati, mentre quella femminile il 45%.
Dal punto di vista settoriale, l’incremento più significativo ha interessato commercio e turismo (+6,2%), seguiti dalle costruzioni (+4,1%) e dall’agricoltura (+1,3%). Si è mantenuto stabile il comparto degli altri servizi, mentre l’industria in senso stretto ha evidenziato una contrazione degli occupati pari al 3,7%, segnale di una fase di difficoltà del sistema manifatturiero regionale.
L’occupazione dipendente è cresciuta dello 0,8%, mentre la componente indipendente ha registrato una lieve flessione (-0,8%). L’espansione ha riguardato esclusivamente il lavoro a tempo pieno (+2,3%), a fronte di una marcata diminuzione del part-time (-9,7%). Sul piano delle competenze, l’aumento più significativo si registra tra i lavoratori con diploma (+2,3%) e, in misura minore, tra i laureati (+0,3%), mentre si riduce la presenza di occupati con titoli di studio più bassi (-2,7%).
Nonostante la sostanziale stabilità dell’occupazione, il numero dei disoccupati in Piemonte è cresciuto di circa 13mila unità rispetto al 2024. Il tasso di disoccupazione regionale è così risalito al 6,0%, dal 5,4% dell’anno precedente, mantenendosi comunque in linea con la media nazionale (6,1%). Persistono inoltre differenze di genere: il tasso di disoccupazione maschile si attesta al 5,4%, mentre quello femminile raggiunge il 6,8%.
Particolarmente rilevante rimane la questione della disoccupazione giovanile. Nel 2025 il tasso per la fascia 15-24 anni in Piemonte è salito al 19,3%. Sebbene il dato resti inferiore alla media italiana (20,6%), si mantiene significativamente più elevato rispetto alla media europea (circa 15%).
Le prospettive occupazionali per il 2026 mostrano segnali di rallentamento. Secondo le rilevazioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro, le imprese piemontesi prevedono circa 27.490 nuove attivazioni contrattuali nel mese di marzo e complessivamente 83.080 nel trimestre marzo-maggio. Il confronto con il 2025 evidenzia tuttavia una flessione della domanda di lavoro: circa 1.780 assunzioni in meno nel mese di marzo e oltre 4mila in meno nell’intero trimestre.
La domanda di lavoro resta concentrata soprattutto sul lavoro dipendente, che rappresenta l’81% delle entrate previste. Tra queste prevalgono i contratti a termine (53%), seguiti dal tempo indeterminato (20%) e dall’apprendistato (6%). Per quanto riguarda i titoli di studio richiesti, la domanda privilegia profili tecnici e operativi: qualifiche o diplomi professionali coprono il 38% delle entrate previste, seguiti dai diplomi di scuola superiore (25%), mentre la quota di laureati si attesta al 13%.
Sul piano settoriale, il comparto dei servizi continua a svolgere un ruolo trainante, con oltre 54mila ingressi programmati nel trimestre (65,3% del totale). Seguono l’industria con 24.130 assunzioni previste (29%) e il settore primario con 4.670 inserimenti (5,6%).
Resta centrale, infine, il tema del disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. In Piemonte riguarda il 46,5% delle assunzioni programmate, una quota leggermente superiore alla media nazionale. Nel 29,3% dei casi le imprese segnalano una carenza di candidati, mentre nel 13,3% la difficoltà è legata a competenze non adeguate rispetto alle esigenze produttive.
Il mercato del lavoro piemontese si trova dunque in una fase di equilibrio fragile: se da un lato la base occupazionale mantiene una certa solidità, dall’altro emergono criticità strutturali – dalla debolezza dell’industria alla difficoltà di reperire competenze adeguate – che potrebbero influenzare le prospettive di crescita nel breve periodo.
