Le app di messaggistica istantanea sono ormai uno strumento trasversale: non solo per la vita privata, ma anche per il lavoro. Il 44% degli intervistati le utilizza infatti in ambito professionale, con picchi superiori al 50% tra i più giovani adulti. La scelta di scrivere invece di telefonare è guidata soprattutto dalla percezione che il messaggio sia meno impegnativo (55,5%), ma anche dal desiderio di lasciare al destinatario la libertà di rispondere con calma (45%).
È quanto rileva un’indagine commissionata da Facile.it e realizzata da mUp Research, che fotografa comportamenti, preferenze e irritazioni degli utenti.
Accanto a questi aspetti emerge una sorta di “galateo del messaggino”, fatto di aspettative implicite e comportamenti condivisi. Tra le principali fonti di irritazione spicca il caso in cui il destinatario visualizza il messaggio senza rispondere, indicato come fastidioso dal 47,6% degli intervistati, con percentuali ancora più alte tra donne e giovani under 24. Seguono i messaggi indesiderati, come catene o schemi piramidali (44,6%) e contenuti politici o commerciali non richiesti (32,2%).
Tra le altre abitudini poco tollerate figurano anche l’inserimento in gruppi senza consenso, la disattivazione della conferma di lettura, l’abuso di audio lunghi e la frammentazione dei messaggi in micro-comunicazioni. Anche elementi più apparentemente marginali, come l’uso eccessivo di emoji o i messaggi scritti in maiuscolo, contribuiscono a generare fastidio tra gli utenti.
Nonostante la diffusione delle app di messaggistica, gli Sms non sono scomparsi.
Secondo la rilevazione, il 59,9% degli italiani li utilizza ancora, pari a circa 23 milioni di persone. Per quasi la metà si tratta di un uso sporadico, mentre una quota più ridotta continua a farne un uso abituale.
