L’aumento dei costi dell’energia incide sulle bollette e, attraverso i rincari della logistica e dei trasporti, anche sulla spesa alimentare, con effetti particolarmente pesanti sulle fasce di popolazione più vulnerabili.
A pagare il prezzo maggiore rischiano di essere proprio le aree economicamente più fragili, a partire dal Mezzogiorno e dalla Sicilia. In questo scenario la transizione energetica rappresenta non solo una necessità per raggiungere gli obiettivi europei di autonomia strategica, ma anche una grande opportunità di sviluppo industriale e occupazionale per il Sud.
Lo sviluppo delle fonti rinnovabili, insieme all’elettrificazione dei consumi e a un mix energetico più equilibrato, può contribuire alla riduzione dei costi dell’energia e al recupero della competitività dei territori. Per questo è necessario superare una logica emergenziale e puntare su politiche strutturali capaci di ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.
Il Mezzogiorno si trova oggi in una posizione strategica nella nuova geografia energetica europea. Nel Sud sono presenti tre dei cinque principali punti di ingresso della rete nazionale di trasporto del gas – Mazara del Vallo, Melendugno e Gela – che nel 2024 hanno garantito il 55% dei flussi importati.
La collocazione geografica rende inoltre il Mezzogiorno un possibile hub energetico tra Mediterraneo ed Europa, con nuove prospettive anche per filiere emergenti come quella dell’idrogeno, attraverso progetti come il corridoio South2Corridor, destinato a collegare il Nord Africa con il Centro Europa.
Secondo uno studio Svimez realizzato con Anea, entro il 2030 l’Italia dovrà aumentare la capacità energetica installata di 54 Gw per raggiungere gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec). Di questi, circa il 50% dovrà essere realizzato nelle regioni meridionali, con quasi 8 GW previsti in Sicilia.
Il potenziale del Sud è confermato anche dalle richieste di connessione per nuovi impianti: l’88% delle domande in fase avanzata proviene dalle regioni meridionali, per un totale di circa 71 GW, con una forte concentrazione in Sicilia.
Il raggiungimento di questi obiettivi richiederà investimenti stimati in circa 62 miliardi di euro entro il 2030, di cui oltre 30 miliardi destinati al Mezzogiorno, con ricadute importanti su occupazione, competitività e riduzione dei costi energetici.
La transizione energetica può avere inoltre un impatto sociale rilevante: sono previste oltre 155 mila nuove opportunità occupazionali a livello nazionale, di cui circa 73 mila nel Mezzogiorno. Una quota significativa riguarderà giovani e profili qualificati, contribuendo a rafforzare il cosiddetto diritto a restare, cioè la possibilità per le nuove generazioni del Sud di costruire il proprio futuro nei territori di origine.
Per la sola Sicilia gli investimenti stimati superano gli 8,7 miliardi di euro, con la prospettiva di creare circa 19.700 posti di lavoro, di cui quasi 3.850 destinati ai giovani.
