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Misery Index, ad agosto il disagio sociale sale a 11,2: pesa l’accelerazione dell’inflazione

Il peggioramento dell’indicatore è legato soprattutto all’accelerazione dei prezzi dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, mentre il mercato del lavoro si mantiene sostanzialmente stabile.

La disoccupazione estesa è stimata al 6,3%, in marginale diminuzione rispetto al mese precedente. Sul fronte dell’occupazione, ad agosto si valuta una lieve riduzione sia del numero degli occupati sia delle persone in cerca di lavoro, dinamiche che porterebbero il tasso di disoccupazione ufficiale al 5,7%, lo descive Confcommercio.

A pesare sul Mic è soprattutto l’andamento dei prezzi: l’inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto è salita al 4,3% tendenziale, dal 3,4% di luglio, spinta principalmente dall’accelerazione dei prezzi degli energetici.

Il riacutizzarsi delle tensioni in Medio Oriente sta determinando forti aumenti lungo la filiera delle materie prime energetiche. Il protrarsi della situazione potrebbe alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi, soprattutto sui beni e servizi acquistati più frequentemente dalle famiglie.

Secondo Confcommercio, il rischio è che nella parte finale del 2026 le pressioni provenienti dal comparto energetico e dai trasporti si trasferiscano progressivamente anche ad altre filiere. Un aumento più persistente dell’inflazione potrebbe quindi ampliare l’area del disagio sociale misurata dal Mic, nonostante la sostanziale stabilità del mercato del lavoro.

Le conseguenze potrebbero riflettersi sulla fiducia delle famiglie, sui consumi e sulla crescita, frenando la tendenza al recupero della domanda interna nei mesi a cavallo tra il 2026 e il 2027. Secondo l’associazione, un deterioramento delle condizioni economiche potrebbe inoltre avere effetti negativi anche sul mercato del lavoro.

Sul versante delle unità di lavoro standard (Ula) destagionalizzate, interessate dalle diverse forme di integrazione salariale, tra cui Cig e Fis, si stima il permanere di una situazione poco dinamica, dopo il peggioramento registrato a giugno.

Il dato di agosto segna un’inversione rispetto al miglioramento rilevato a luglio e conferma come l’inflazione energetica rappresenti uno dei principali fattori di rischio per l’economia italiana nella seconda parte dell’anno. La possibile persistenza delle tensioni internazionali potrebbe infatti aumentare le pressioni sui prezzi e incidere sulla capacità di spesa delle famiglie, con ripercussioni su consumi e crescita tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027.

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