Analisi di Intesa SanPaolo su “Il mobile e design Made in Italy: sfide e opportunità in un mercato in continua evoluzione”.
Nel 2025 il comparto ha raggiunto un fatturato stimato di 26,7 miliardi di euro, mantenendo il primo posto in Europa davanti alla Germania (21,7 miliardi), e registrando una leggera crescita dello 0,5%, a fronte del calo dei principali competitor europei. Solo la Spagna mostra performance migliori, ma su dimensioni complessive nettamente inferiori.
Sul fronte internazionale, il settore evidenzia una marcata resilienza dell’export, nonostante le incertezze geopolitiche e il rallentamento globale. Le esportazioni risultano particolarmente dinamiche verso mercati emergenti come la Turchia (+43,5%) e il Canada (+9%), che entra per la prima volta tra le prime dieci destinazioni del mobile italiano. In calo invece gli Stati Uniti (-8,2%) e la Cina (-4,7%), penalizzati rispettivamente da effetti valutari, tensioni commerciali e debolezza della domanda interna.
Il saldo commerciale del settore resta comunque fortemente positivo, con un avanzo di 8,4 miliardi di euro, sostenuto dalla capacità delle imprese di riposizionarsi rapidamente sui mercati esteri. Un ruolo decisivo è svolto dai distretti industriali, che generano l’83% dell’avanzo commerciale del settore e rappresentano il cuore della competitività del sistema. Tra i poli più dinamici si segnalano il Mobile di Pordenone (+7,7%), il Mobile imbottito della Murgia (+8,9%) e il Legno-Arredo dell’Alto Adige (+10,1%), mentre la Brianza e Treviso restano i principali hub per valore esportato, pur con dinamiche differenziate.
La capacità dei distretti di riorientare i flussi commerciali verso nuovi mercati si conferma un elemento chiave: la Brianza cresce in Turchia (+23%), mentre Treviso registra ottime performance in Canada (+27,5%) e nei mercati europei del Nord. Questa flessibilità operativa consente di attenuare gli effetti delle crisi geopolitiche e delle tensioni commerciali.
Sul fronte degli investimenti, emerge con forza il ruolo della trasformazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale, indicata come priorità assoluta per il 2026. Secondo le analisi, il 16% delle imprese del settore ha già adottato soluzioni di Ai, un dato in linea con la media nazionale e con un gap rispetto alla Germania in progressivo ridimensionamento. Accanto all’Ai, cresce l’attenzione per la cybersecurity e per l’autonomia energetica, in un contesto reso più complesso dalle tensioni sui mercati delle materie prime.
La dimensione della sostenibilità assume un ruolo sempre più centrale: il 22% delle imprese mostra un elevato interesse per gli investimenti Esg, mentre il 48% dichiara un interesse medio. Tuttavia, il report evidenzia un forte potenziale ancora inespresso nelle imprese di minori dimensioni, che potrebbero beneficiare dell’integrazione nelle filiere produttive.
Restano infine alcune criticità strutturali, come l’invecchiamento della forza lavoro e la lentezza nei processi di ricambio generazionale: oltre il 70% delle imprese non ha ancora completato il passaggio di leadership e solo il 15,3% dei consigli di amministrazione include under 40. A ciò si aggiunge un’elevata incidenza di lavoratori over 40-64 anni, pari al 70% del totale, elemento che pone sfide rilevanti per la trasmissione delle competenze artigianali e industriali.
