Le imprese italiane incontrano difficoltà nel coprire le posizioni aperte: in 46 casi su 100 le figure ricercate risultano difficili da reperire. Parallelamente, cresce il bacino di giovani potenzialmente impiegabili, tra studenti ancora in formazione e una quota di giovani “inattivi” in aumento del 4% su base annua, che per diversi motivi non riescono a entrare nel mercato del lavoro. È quanto emerge dal secondo Report di Cnel e Unioncamere, realizzato in collaborazione con Istat, che analizza in modo sistematico le dinamiche occupazionali, con particolare attenzione alle competenze richieste dalle imprese e alla disponibilità effettiva di capitale umano.
Il Report evidenzia un disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, con quasi metà delle assunzioni previste dalle imprese ancora scoperte. Renato Brunetta, presidente del Cnel, sottolinea che il Paese dispone di serbatoi di potenziale inespresso – giovani, donne e anziani – che possono contribuire a colmare questi gap. Grazie alla collaborazione con Unioncamere e Istat, il Report offre uno strumento utile a decisori pubblici e parti sociali per progettare interventi mirati, affrontare divari territoriali, anagrafici e di genere e rilanciare la competitività.
Andrea Prete, presidente di Unioncamere, evidenzia come individuare le azioni più efficaci per facilitare l’ingresso dei giovani nel lavoro sia fondamentale per assicurare occupazioni solide, valorizzare talenti e garantire una crescita economica diffusa. I giovani, conclude Prete, rappresentano un patrimonio prezioso da attrarre e supportare con opportunità di lavoro qualificato e soddisfacente

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