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Musei, per gli italiani la cultura è un investimento, su sé stessi e sul proprio status

È quanto emerge dal rapporto del Censis Musei di vetro. Il nuovo rapporto degli italiani con i luoghi della cultura”, presentato a Roma.

Secondo lo studio, l’89% degli italiani ritiene che spendere per esperienze culturali — come visite a musei e mostre, cinema, teatro o concerti — abbia un valore superiore rispetto all’acquisto di beni di lusso. Per l’86,7% degli intervistati, inoltre, accrescere il proprio livello culturale può migliorare le opportunità lavorative, mentre l’83,5% considera la cultura un elemento determinante nella costruzione della propria identità e del proprio status sociale.

Il rapporto evidenzia come stia cambiando il ruolo attribuito ai luoghi della cultura. Per il 43% degli italiani la missione principale dei musei resta la conservazione e tutela del patrimonio artistico. Seguono quanti attribuiscono ai musei soprattutto una funzione educativa e di trasmissione della conoscenza (34,9%).

Più limitata invece la quota di chi vede nei luoghi culturali uno spazio di socialità e inclusione: solo il 5,2% ritiene che musei e istituzioni culturali debbano avere principalmente questo compito. Il 15,3% li considera invece soprattutto luoghi di intrattenimento e tempo libero.

Dal rapporto emerge anche un cambiamento nelle abitudini di spesa delle famiglie italiane. Tra il 2004 e il 2024 la spesa complessiva per la cultura si è ridotta del 33,9%, mentre quella destinata alle esperienze culturali è aumentata del 36%, arrivando a sfiorare 1,3 miliardi di euro.

Nonostante la crescente attenzione verso il consumo culturale, persistono però ostacoli significativi all’accesso. Il principale resta il prezzo del biglietto, indicato dal 47% degli italiani come barriera più rilevante. Seguono la mancanza di tempo (28,6%), il disinteresse (24,8%) e la difficoltà di comprensione dei contenuti espositivi (17,8%).

Di conseguenza, la richiesta più diffusa riguarda l’accessibilità economica: il 44% degli intervistati indica l’ingresso libero come la misura più efficace per migliorare l’offerta culturale. Molto apprezzate anche le visite guidate, preferite dal 38% degli italiani.

Per ora, invece, le tecnologie immersive e le formule esperienziali innovative — come gamification e proiezioni immersive — raccolgono un consenso più limitato: soltanto il 10,6% degli intervistati le considera prioritarie.

Un capitolo specifico del rapporto è dedicato ai musei d’impresa, che mostrano un crescente potenziale attrattivo. Il 32% degli italiani ne ha già visitato almeno uno, mentre oltre la metà (50,2%) dichiara interesse a farlo in futuro. Particolarmente elevata la curiosità tra gli adulti tra i 35 e i 64 anni.

Per l’87,4% degli intervistati, i musei d’impresa rappresentano uno strumento fondamentale per preservare memoria e identità dei territori, mentre l’85% li considera efficaci nel valorizzare il made in Italy e il saper fare italiano. L’80,5%, infine, li vede come strumenti utili per trasmettere competenze e mestieri alle nuove generazioni.

Il rapporto è stato presentato dal segretario generale del Censis Giorgio De Rita e da Nicoletta Diotallevi, responsabile dell’Area Cultura del Censis, nel corso di un confronto che ha coinvolto esponenti del mondo culturale, istituzionale e imprenditoriale, tra cui Claudio Strinati, Antonio Calabrò, Francesca Cappelletti, Maurizio Lupi e Federica Rinaldi.

Cultura sempre meno percepita come consumo elitario e sempre più considerata leva di crescita personale, formazione e riconoscimento sociale, pur in presenza di ostacoli economici che continuano a limitare l’accesso ai luoghi della cultura.

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