La Banca Centrale Europea ha deciso di non aumentare i tassi di interesse, ma per chi ha un mutuo a tasso variabile le rate potrebbero comunque crescere già a partire da aprile.
L’analisi di Facile.it evidenzia come il conflitto in Iran abbia fatto risalire l’Euribor, principale riferimento per i mutui variabili: dal 27 febbraio al 16 marzo, l’Euribor a 3 mesi è salito di circa 15 punti base, traducendosi in un possibile incremento di quasi 10 euro sulla rata di un mutuo standard, anche senza intervento immediato della Bce.
«L’aumento, seppur modesto, segna un cambio di rotta perché l’Euribor era stabile da circa 9 mesi», spiegano gli esperti di Facile.it. Il rialzo anticipa inoltre possibili interventi futuri della Bce, con il mercato che prevede fino a due aumenti nel 2026: uno prima dell’estate e un altro entro fine anno. Secondo le simulazioni, entro dicembre la rata di un mutuo variabile standard potrebbe crescere di circa 30 euro rispetto a oggi, con l’Euribor a 3 mesi vicino al 2,5%.
Diversa la situazione per i mutui a tasso fisso: l’Irs a 25 anni si mantiene stabile tra 3 e 3,2%, toccando oggi il 3,1%, e risente solo marginalmente delle tensioni geopolitiche, seguendo i rendimenti dei titoli di Stato europei.
Sul fronte della domanda, i primi due mesi del 2026 mostrano un aumento dell’importo medio richiesto per i mutui (+4% rispetto al 2025), arrivando a 141.772 euro, con un’età media dei richiedenti in diminuzione a 39 anni. Le surroghe scendono dal 31% al 21% e cresce la quota di chi opta per tasso variabile o misto, che raggiunge il 9% del totale.
Per un mutuo da 126.000 euro in 25 anni, il miglior tasso variabile disponibile online è oggi pari al 2,34% con una rata iniziale di 555 euro, contro un tasso fisso del 3,15% e rata di 607 euro. «Non esiste una scelta migliore in assoluto – sottolinea Facile.it – ma in un contesto incerto, dove sono attesi rialzi dei tassi, chi sceglie il variabile deve considerare che il risparmio iniziale potrebbe ridursi rapidamente. Meglio valutare con un consulente esperto».
L’invito degli analisti è chiaro: il tasso fisso offre maggiore stabilità, mentre il variabile può convenire solo se si accetta il rischio di futuri aumenti, rendendo la pianificazione finanziaria dei mutuatari più delicata in un contesto segnato da incertezze geopolitiche e possibili interventi della Bce.
