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Natalità, il 62% degli italiani rinuncia ai figli per motivi economici e sociali

Il calo delle nascite in Italia non dipende dalla mancanza di desiderio di diventare genitori, ma dagli ostacoli economici, lavorativi e sociali che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto familiare. È quanto emerge dal Dossier Natalità 2026 – “Volere o Potere”, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato a Palazzo Wedekind nel corso di un evento patrocinato dall’Inps.

Il rapporto fotografa una situazione demografica sempre più critica. Nel 2025 in Italia sono nati 355 mila bambini, il livello più basso dal secondo dopoguerra, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna. Secondo il dossier, tuttavia, il problema non è il venir meno del desiderio di avere figli, bensì la crescente distanza tra le aspirazioni delle famiglie e le condizioni concrete che consentono di realizzarle.

L’indagine evidenzia che, tra gli italiani in età feconda che non avranno altri figli, oltre il 62% attribuisce la rinuncia alle difficoltà incontrate, mentre solo una quota residuale afferma di non considerare la genitorialità parte del proprio progetto di vita. Se le intenzioni di fecondità espresse dalle donne italiane si fossero tradotte in realtà, nel corso del 2025 le nascite sarebbero state più del doppio rispetto a quelle effettivamente registrate.

Tra i principali fattori che frenano la natalità emergono le difficoltà economiche, la precarietà lavorativa e la scarsa conciliazione tra lavoro e famiglia. Oltre 2,8 milioni di persone indicano le condizioni economiche e occupazionali come principale ostacolo alla scelta di avere figli. Sul fronte occupazionale, quasi una donna su due teme ripercussioni negative sulla carriera in caso di maternità, una percezione molto più diffusa rispetto agli uomini.

Il dossier richiama inoltre l’attenzione sul peso ancora fortemente sbilanciato del lavoro di cura. Le donne inattive per motivi familiari superano i 3 milioni, contro poco più di 150 mila uomini, mentre centinaia di migliaia di persone rinunciano a diventare genitori anche per l’impegno richiesto nell’assistenza ai familiari anziani.

L’analisi evidenzia anche il progressivo invecchiamento della popolazione. Nel 2025 il saldo naturale tra nascite e decessi è rimasto ampiamente negativo, confermando una tendenza che pone interrogativi sulla sostenibilità del welfare, del sistema sanitario e del sistema pensionistico. A fronte di una delle aspettative di vita più elevate a livello internazionale, il progressivo calo della popolazione in età lavorativa rischia infatti di ridurre la base contributiva necessaria a sostenere la spesa sociale.

Secondo Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, i dati smentiscono l’idea che gli italiani non vogliano avere figli. La vera sfida consiste nel restituire alle persone la possibilità concreta di realizzare il proprio progetto familiare, riducendo il rischio economico e lavorativo associato alla genitorialità.

Il dossier conclude che il contrasto alla denatalità richiede interventi strutturali capaci di sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, rendere più equo il sistema fiscale e garantire ai giovani maggiori condizioni di stabilità economica. Per la Fondazione è necessario un impegno condiviso tra istituzioni, imprese, parti sociali e Terzo settore, affinché la natalità diventi una priorità strategica per la crescita economica e la sostenibilità sociale del Paese. Il tema sarà al centro della prossima edizione degli Stati Generali della Natalità, in programma a Roma il 25 e 26 novembre.

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