L’emergenza abitativa in Italia non è più solo una questione sociale, ma sta diventando un fattore critico per l’attrattività e la competitività dei territori.
Secondo le stime di Nomisma, oggi 1,5 milioni di famiglie vivono una condizione di grave disagio abitativo, colpite soprattutto dall’aumento dei canoni di locazione.
Il fenomeno riguarda il 15,5% delle famiglie italiane, misurato dall’incidenza del costo dell’abitazione – affitto o mutuo – superiore al 30% del reddito, soglia considerata limite di sostenibilità. Il disagio colpisce in modo prevalente chi vive in affitto, che rappresenta il 78% dei nuclei in difficoltà, e si concentra nei grandi centri urbani e nelle aree a maggiore dinamismo economico.
La pressione sui canoni è alimentata dal sovraffollamento del mercato della locazione e dalla scarsità di offerta: nel 2024 gli affitti crescono in media del 3,5%, con un picco del +9,5% per gli studenti. L’incidenza del canone sul reddito supera il 30% nel Nord-Ovest (31%), nel Centro (34%) e soprattutto nel Sud e Isole (41%), raggiungendo il 38% nei comuni oltre i 200 mila abitanti.
Secondo Nomisma, la combinazione tra perdita di potere d’acquisto dei redditi e aumento dei costi dell’abitare sta rendendo alcune aree metropolitane “inavvicinabili” per un numero crescente di lavoratori, con il rischio che le imprese non riescano più ad attrarre e trattenere le competenze necessarie allo sviluppo.
In attesa del nuovo Piano Casa, Nomisma indica la necessità di misure straordinarie e strutturali, a partire dalla re-immissione sul mercato di parte dei circa 4,5 milioni di immobili oggi vuoti o sottoutilizzati, da destinare alla cosiddetta “domanda debole”. Centrale anche il rilancio dell’Edilizia Residenziale Sociale, attraverso incentivi fiscali, strumenti urbanistici semplificati e modelli di gestione che riducano il rischio per i proprietari.
«La casa sta diventando un sogno irraggiungibile per una quota crescente di popolazione», avverte Elena Molignoni, responsabile dell’Osservatorio Immobiliare di Nomisma. «Serve un’alleanza strategica tra pubblico e privato per affrontare un’emergenza che ormai incide direttamente sulla tenuta economica e sociale dei territori».
