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Occupazione giovanile: il lavoro rimane uno dei punti deboli del sistema universitario

Se nelle università europee più competitive fino all’83% degli studenti riceve un’offerta di lavoro prima della laurea, in Italia il 74% dei laureati risulta occupato solo a un anno dal titolo. Un divario che non riguarda tanto le opportunità complessive, quanto la tempistica di accesso al mercato del lavoro.

È quanto emerge dall’analisi presentata da Valdo Academics in occasione della Fiera Universitaria Internazionale, evento che ha coinvolto 400 studenti provenienti da oltre 30 licei e la partecipazione di 49 università di 12 Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia e Svezia.

Esempi concreti arrivano da istituzioni come la Fontys University of Applied Sciences nei Paesi Bassi o la Nagoya Commerce and Business School in Giappone, dove stage curricolari e programmi di apprendistato sono parte integrante del percorso accademico. In questi contesti, gli studenti arrivano alla laurea con competenze operative già consolidate, riducendo drasticamente i tempi di inserimento lavorativo.

Il confronto con l’Italia, basato sui dati AlmaLaurea, conferma invece un modello ancora fortemente teorico: il 74% di occupati a un anno rappresenta un buon risultato in termini assoluti, ma segnala una transizione più lenta verso il lavoro rispetto ai principali sistemi europei.

Alla base del ritardo vi è dunque un diverso approccio alla formazione: nei sistemi più avanzati, tirocini, esperienze in azienda e programmi duali non sono accessori, ma elementi strutturali del percorso universitario.

Resta poi il nodo dell’accesso agli studi internazionali, spesso percepiti come proibitivi. In realtà, secondo gli esperti, il quadro è più articolato: università pubbliche in Paesi come i Paesi Bassi offrono rette inferiori ai 3.000 euro annui, mentre atenei anglosassoni più costosi possono essere compensati da prospettive di reddito più elevate nel medio periodo. Anche negli Stati Uniti, istituzioni come Harvard University prevedono borse di studio integrali per studenti meritevoli o provenienti da famiglie con redditi sotto determinate soglie.

Nonostante ciò, l’accesso a questi percorsi resta limitato. “Circa uno studente su due proviene da scuole internazionali, dove l’orientamento è più strutturato”, osserva Cortese. Nel sistema pubblico italiano, invece, l’orientamento internazionale è ancora poco diffuso, riducendo le possibilità per molti studenti di cogliere opportunità formative e professionali all’estero.

Secondo Roberto Valdo Cortese, il confronto con i modelli internazionali evidenzia differenze strutturali: “Oltre il 95% dei laureati nelle principali business school trova lavoro entro sei mesi. In alcuni casi, come alla Stockholm School of Economics, l’83% degli studenti riceve un’offerta prima della laurea”. Un risultato reso possibile da un modello formativo che integra esperienza pratica e contatto diretto con le imprese fin dai primi anni di studio.

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