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Occupazione giovanile Ue: relazione della Corte analizza l’impatto degli interventi finanziati

Nel 2025 il tasso di disoccupazione giovanile nell’Ue tra i 15 e i 29 anni si attesta all’11,6%, pari a circa 4,7 milioni di persone. Sebbene il dato sia in calo rispetto al 20% del 2013, i giovani restano ancora più esposti al rischio di disoccupazione rispetto al resto della popolazione attiva.

Secondo la Corte, i programmi europei non sono ancora sufficientemente orientati a valutare il mantenimento dell’occupazione nel tempo, né a misurare in modo chiaro l’impatto delle misure dopo la fine dei finanziamenti. L’attuale sistema di monitoraggio, basato spesso su indicatori a sei mesi, viene giudicato insufficiente per valutare gli effetti strutturali delle politiche.

Dal 2014 l’Ue ha destinato circa 25 miliardi di euro attraverso strumenti come il Fondo sociale europeo, l’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile e il successivo Fondo sociale europeo Plus. Italia e Spagna assorbono insieme quasi la metà delle risorse complessive.

Gli interventi includono incentivi alle assunzioni, formazione e percorsi di accompagnamento al lavoro, ma la Corte evidenzia criticità: gli obiettivi non sono sempre sufficientemente chiari e misurabili, e manca una definizione uniforme di cosa significhi “inserimento riuscito” nel mercato del lavoro.

Un altro punto critico riguarda la selettività degli incentivi: in alcuni casi i fondi rischiano di finanziare assunzioni che si sarebbero comunque realizzate, riducendone l’efficacia. Inoltre, il legame tra incentivi e formazione sul posto di lavoro risulta spesso debole.

Particolare attenzione viene infine dedicata ai giovani “inattivi”, cioè coloro che non lavorano e non cercano attivamente occupazione. Secondo la Corte, si tratta del gruppo più difficile da raggiungere, che richiede politiche integrate oltre il solo ambito del mercato del lavoro.

Il membro della Corte responsabile dell’audit, Carlo Alberto Manfredi Selvaggi, ha sottolineato che senza obiettivi più chiari e risultati verificabili nel lungo periodo, diventa difficile valutare l’effettiva efficacia della spesa pubblica europea a favore dei giovani.

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