Sono le richieste avanzate da Cia-Agricoltori Italiani al tavolo olivicolo convocato dal Masaf, alla presenza del sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, per affrontare le difficoltà che stanno interessando uno dei comparti simbolo dell’agroalimentare nazionale.
Secondo la Confederazione, l’olivicoltura italiana si trova in una fase particolarmente delicata, stretta tra il forte calo delle quotazioni all’origine, l’aumento dei costi di produzione e una concorrenza internazionale sempre più aggressiva. Una situazione che rischia di compromettere la sostenibilità economica di migliaia di aziende agricole.
Tra le priorità indicate da Cia figura il rafforzamento dei controlli lungo tutta la catena produttiva e commerciale. Per la Confederazione, il sistema di vigilanza non può limitarsi agli aspetti formali, ma deve coinvolgere tutti gli operatori, compresa la grande distribuzione organizzata, nella tutela della qualità del prodotto e del corretto riconoscimento del suo valore economico.
Un altro punto centrale riguarda il rafforzamento degli strumenti di tracciabilità e controllo. Cia propone una maggiore integrazione tra registri telematici, sistemi di monitoraggio e analisi del rischio per migliorare la trasparenza dei flussi commerciali e contrastare più efficacemente anomalie e illeciti di mercato. In questa prospettiva, il Sistema informativo agricolo nazionale (Sian) potrebbe assumere un ruolo strategico non solo sotto il profilo amministrativo, ma anche come strumento di tutela dell’intera filiera olivicola.
La Confederazione chiede inoltre un riequilibrio del valore economico lungo la filiera attraverso una maggiore valorizzazione delle Organizzazioni di produttori (Op) e delle loro aggregazioni, insieme al rafforzamento degli accordi tra agricoltura, trasformazione e imbottigliamento. Parallelamente, viene sollecitata una maggiore tempestività degli strumenti europei di gestione delle crisi, compreso il ricorso allo stoccaggio privato.
Per Cia, il rilancio del comparto passa infine da una strategia più incisiva di promozione dell’olio extravergine Made in Italy, puntando sulle sue peculiarità distintive, dalla biodiversità varietale alle certificazioni Dop e Igp, e rafforzando il legame con la Dieta Mediterranea, riconosciuta come patrimonio culturale e modello alimentare di riferimento.
Quando sul mercato compaiono offerte incompatibili con i costi reali della materia prima, sostiene l’organizzazione agricola, è necessario attivare verifiche più efficaci e responsabilità condivise lungo l’intera filiera. «Non è più accettabile che il peso delle distorsioni di mercato ricada quasi esclusivamente sugli agricoltori», ha dichiarato il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini. «Serve una responsabilità di filiera reale che coinvolga tutti gli operatori, inclusa la Gdo, per contrastare pratiche sleali e salvaguardare il lavoro delle imprese agricole».
«L’olivicoltura italiana sta vivendo una fase di forte pressione che rischia di compromettere la sostenibilità di migliaia di imprese agricole», ha sottolineato Fini. «Le quotazioni dell’olio extravergine sono scese sotto i 6,5 euro al chilogrammo in molte aree produttive, con una flessione del 33% rispetto a un anno fa, mentre i costi di produzione continuano a crescere, registrando aumenti superiori al 7% su base annua. Una dinamica che sta comprimendo la redditività delle aziende e che richiede interventi rapidi e strutturali».
«Se vogliamo aumentare competitività e produzione dobbiamo chiarire dove vogliamo collocare l’olio italiano sui mercati». «La sfida non può essere giocata soltanto sui volumi. La forza dell’Italia resta nella qualità, nella distintività e nella capacità di trasformare il nostro patrimonio olivicolo in valore economico per le imprese» – ha concluso -.
