Secondo i dati diffusi dalla Federazione dell’industria orologiera svizzera (Fh), nel gennaio 2026 le esportazioni si sono attestate a 1,92 miliardi di franchi, in flessione del 3,6% su base annua. Un dato che conferma la debolezza già emersa nel 2024 e nei primi mesi del 2025, dopo il record storico registrato nel 2023.
A fronte del calo in valore, il numero di orologi esportati ha segnato un lieve incremento (+0,2%), segnalando come la contrazione sia legata soprattutto al segmento alto di gamma. In particolare, le esportazioni di orologi costosi realizzati in metalli preziosi hanno registrato un crollo del 14,0%, incidendo in modo determinante sulla performance complessiva.
Sul piano geografico, si osserva un ridimensionamento significativo del mercato statunitense: nel gennaio 2026 le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 14%, scendendo a 326 milioni di franchi. Nonostante la flessione, gli Usa restano di gran lunga il principale sbocco per i segnatempo svizzeri. Dopo il boom post-pandemia, anche questo mercato appare ora meno dinamico, contribuendo al raffreddamento della domanda globale.
Segnali moderatamente positivi arrivano invece dall’Asia. In Cina si registra una lieve ripresa (+5,0%), così come a Hong Kong (+2,6%), piazza storicamente centrale per il commercio di orologi elvetici e tra le più colpite dal rallentamento del 2024.
Il quadro complessivo resta quello di un settore in fase di assestamento, stretto tra volatilità della domanda internazionale, rallentamento dei consumi di lusso e normalizzazione dopo anni di crescita eccezionale. La tenuta dei volumi, a fronte del calo del valore medio, suggerisce tuttavia una maggiore resilienza dei segmenti di prezzo intermedio rispetto all’alta gamma.
