Presentato nell’ambito della Milano Digital Week, nell’evento “Ia e Relazioni Pubbliche”, il sondaggio Ipsos-Ferpi “I Comunicatori e l’Ia” realizzato tra i professionisti delle relazioni pubbliche, insieme alle analisi sull’Ia di Ernst&Young e del Centro studi Ferpi FerpiLab. Nel corso dell’evento raccontate anche le esperienze di impiego dell’intelligenza artificiale nei servizi ai cittadini di Gruppo Cap, la società del servizio idrico milanese.
Conoscenza e utilizzo molto elevati dell’Ia tra i comunicatori e i relatori pubblici e attenzione focalizzata su veridicità delle fonti, copyright e bias di genere. Sono i primi significativi dati emersi dalla ricerca realizzata da Ferpi e Ipsos. “Il sondaggio su ‘I Comunicatori e l’Ia’ nasce dall’esigenza di misurarsi su una prima serie di elementi concreti, insieme alle comunità professionali che sono probabilmente tra le realtà più esposte alla rivoluzione dell’Ia nel mondo del lavoro e dei servizi», spiega Silvia Andreani, Client officer Ipsos e Responsabile dell’Osservatorio Metaverso, che ha curato la ricerca.
Lo studio ha permesso di far luce sulle principali dinamiche dell’Ia tra gli associati Ferpi. Nelle risposte sono maggiormente rappresentato le donne e i professionisti over 40, con una buona distribuzione nazionale e una prevalenza in Lombardia, Veneto e Lazio. Quello che si è riscontrato è un livello di conoscenza e utilizzo dell’intelligenza artificiale decisamente sopra le medie nazionali e un livello di fiducia molto alto nella utilità complessiva di questa tecnologia. Lo studio, tuttavia, ha evidenziato il tema ancora aperto dell’attesa di adeguamenti normativi, che si legano ad ogni tecnologia destinata ad avere un impatto sulla vita degli individui.
La penetrazione di queste tecnologie nell’ambito delle pubbliche relazioni è estremamente elevata, tanto che la quasi totalità del campioneconosce ChatGpt (97%) ed è molto nota anche Midjourney (77%), mentre l’80% dichiara di averne utilizzata almeno una. Un dato molto superiore a quello di studi precedenti su campioni rsffrontabili. ChatGpt è l’applicazione più usata e circa uno su quattro del campione conosce solo questa app. Questo suggerisce che c’è ancora spazio per approfondire la comprensione di altre tecnologie ed evidenzia in parte una polarizzazione nel grado di familiarità con la tecnologia dell’Ia: mentre alcuni associati sono all’avanguardia, una parte significativa si affida a un unico strumento. Peraltro il bassissimo ricorso a Bard (4%) indica una potenziale barriera nello sviluppo di una comprensione più ampia dell’IA generativa.
Complessivamente, il 20% del campione non ha mai utilizzato strumenti di IA generativa e questo suggerisce la necessità di una implementazione della formazione e azioni di sensibilizzazione per fare in modo che i comunicatori possano sperimentare la gamma completa di strumenti Ia ad oggi disponibili.
Lo scenario degli associati Ferpi rivela che i professionisti della comunicazione stanno già sperimentando nel proprio lavoro questa rivoluzione. Tra coloro che hanno dichiarato di aver utilizzato almeno una app, infatti, più della metà l’ha usato per generare testi e la metà per lavoro, mentre nel medesimo sondaggio su una popolazione più ampia, ma sempre giovane e professionalizzata, vedeva solo 1 su 4 utilizzare le app per lavoro, con un utilizzo che si collocava maggiormente nell’uso personale e per la creatività.
Riguardo all’utilità, le applicazioni di intelligenza artificiale generativa sono considerate utili o molto utili dal 77% degli associati Ferpi, il che è indice di un ottimo potenziale di utilizzo, che lascia presagire un’ulteriore penetrazione dell’Ai nella professione. Esiste però uno spazio di miglioramento per incrementare l’utilità percepita di queste tecnologie e per affrontare le incertezze o le preoccupazioni espresse da alcuni associati.
Il campione si dimostra anche molto consapevole delle problematiche legate alla sicurezza dei dati personali: infatti il 96% era a conoscenza dell’intervento di chiusura e riapertura di ChatGpt da parte del Garante della Privacy tra marzo e aprile di quest’anno.
Il campione si è letteralmente spaccato in due, invece, riguardo all’idea di bloccare l’Ia a vantaggio della sicurezza, tra fiducia nello sviluppo della tecnologia e timori: metà del campione sembra ritenere che i benefici dell’innovazione dell’Ai superino i rischi potenziali, o potrebbero avere fiducia nelle misure di sicurezza esistenti, e si dimostra preoccupato che un blocco temporaneo possa ostacolare la competitività e l’innovazione nel settore.
Michele Tessera, Direttore Digital Hub Gruppo Cap, ha paragonato l’Ia all’iPhone: “Avevamo iniziato a utilizzare gli smartphone anche prima dell’arrivo dell’iPhone, c’erano i Blackberry e i suoi successori, ma è stato l’arrivo di Apple a rivoluzionare il mercato e generare competizione. Analogamente, l’Ia era già da anni una realtà per i tecnici, ma l’avvento chat ha svegliato tutti e ha aperto oggettivamente la competitività. Nell’esperienza del Gruppo Cap, l’integrazione dei chatbot a intelligenza artificiale nell’assistenza ai clienti evidenzia enormi potenzialità, nato pensare che si può arrivare alla compilazione di un contratto attraverso una query su un normale motore di ricerca a, quindi senza neppure passare dai canali ufficiali aziendali. Ma nascono anche dei problemi: ci si è resi conto, per esempio, che ci si perde alcuni pezzi della relazione che vengono assolti totalmente dai bot. E anche che è possibile categorizzare le richieste in funzione di categorie inaspettate, come per esempio l’aspetto emotivo, con il bot che individua le richieste connotate da un atteggiamento di insofferenza e la gestisce in maniera diversa dalle altre. Dai test effettuati emerge anche, quindi, la necessità di migliorare il governo dell’Ai e, di conseguenza, di intervenire sul reskilling delle persone, che saranno chiamate sempre di più a governare gli strumenti piuttosto che i processi”.
