Con il progetto Entre chien et loup di Abbas Akhavan, il Padiglione Canada si inserisce infatti in una strategia più ampia che unisce soft power, sostenibilità, multiculturalismo e investimenti nelle industrie creative.
La Biennale di Venezia rappresenta da anni uno dei principali hub globali del mercato culturale, capace di attirare collezionisti, fondazioni, musei, gallerie e investitori da tutto il mondo. Il Padiglione Canada diventa così non soltanto uno spazio espositivo, ma anche una piattaforma di rappresentazione economica e politica del paese.
L’installazione di Akhavan trasforma il padiglione in una gigantesca serra contemporanea ispirata alle “Wardian Case”, strutture utilizzate nell’Ottocento per il trasporto botanico attraverso l’Impero britannico. Al centro dell’opera vi sono le ninfee giganti Victoria, coltivate grazie alla collaborazione con i Royal Botanic Gardens, Kew e con l’Orto Botanico di Padova. Un progetto che intreccia ricerca artistica, botanica, logistica internazionale e sostenibilità ambientale.
Il dato più interessante è forse un altro: il Canada sceglie di rappresentarsi attraverso artisti che incarnano il profilo multiculturale del paese. Nato a Teheran e cresciuto a Montréal, Akhavan porta nella propria ricerca temi legati a migrazione, ecologia e memoria geopolitica. Una scelta coerente con la strategia culturale canadese degli ultimi anni, orientata a valorizzare identità ibride e reti transnazionali.
Accanto al padiglione ufficiale, la presenza canadese si estende inoltre a numerosi eventi collaterali e spazi indipendenti, coinvolgendo artiste e artisti come Bonnie Devine, Manuel Mathieu e Lotus L. Kang. Una rete culturale che rafforza il posizionamento del Canada nel sistema globale dell’arte contemporanea.
