Per affrontare le criticità e individuare soluzioni a tutela del tessuto produttivo e delle eccellenze del settore, Coldiretti ha costituito le Consulte per la Pesca e per l’Acquacoltura, i cui primi incontri si sono svolti a Roma nella sede dell’organizzazione.
I due gruppi di lavoro riuniscono i referenti regionali per la pesca e un operatore per ciascuna regione, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza e la competitività del comparto. Tra le principali emergenze figurano l’aumento del costo del gasolio, dell’energia e dei mangimi, ma anche il riscaldamento delle acque e la diffusione di specie aliene invasive. Tra queste il granchio blu, che ha provocato pesanti danni alla produzione di vongole, arrivando in alcune aree a compromettere quasi completamente l’attività.
A queste difficoltà si aggiunge la concorrenza dei Paesi extra Ue, dai quali arrivano ingenti quantitativi di prodotto a prezzi più bassi, mentre per le imprese italiane emerge la necessità di rinnovare tecniche produttive e impianti per aumentare sostenibilità ed efficienza.
La pesca italiana conta circa 12mila imbarcazioni e genera un giro d’affari complessivo di poco meno di 750 milioni di euro. Secondo l’analisi Coldiretti, le alici sono la specie più pescata nei mari italiani, seguite dalle vongole e dalle sardine. Nella graduatoria seguono gamberi bianchi, naselli e tonni rossi, quindi pannocchie, seppie, triglie di fango e polpi.
Rilevante anche il contributo dell’acquacoltura, che produce ogni anno circa 130 milioni di chili per un valore di circa mezzo miliardo di euro. Le cozze rappresentano la principale voce produttiva, seguite da trote, vongole, orate e spigole. In crescita anche le ostriche, che stanno conquistando un ruolo sempre più significativo tra le produzioni del Made in Italy.
Il comparto potrebbe assumere un peso crescente anche alla luce dell’evoluzione globale: secondo i dati della Fao, l’acquacoltura ha ormai superato la pesca di cattura come principale fonte di produzione di animali acquatici.
