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Piemonte e Valle d’Aosta come laboratorio per lo sviluppo economia sociale: oltre 104mila addetti e 32mila enti

È il quadro emerso a Torino durante l’incontro L’economia sociale come leva di sviluppo e di coesione dei territori”, ospitato al Salone d’Onore della Fondazione Crt e promosso da Fondazione Terzjus, Unioncamere Piemonte e Fondazione Crt.

All’evento hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali, tra cui il Sottosegretario al Mef Lucia Albano, insieme al sistema camerale, al terzo settore e alle centrali cooperative, con l’obiettivo di fare il punto sul percorso verso il Piano nazionale per l’economia sociale.

Il settore si conferma una componente strutturale del tessuto economico e civile dei due territori: secondo i dati illustrati, in Piemonte e Valle d’Aosta si contano 32.605 enti, pari all’8,3% del totale nazionale, con oltre 104.000 addetti e un’incidenza significativa sull’occupazione privata (7,2% in Piemonte e 7,9% in Valle d’Aosta). La presenza civica è altrettanto rilevante, con più di 428.000 volontari attivi.

Il modello dell’economia sociale combina dimensione imprenditoriale e funzione sociale, includendo cooperative, imprese sociali e organizzazioni del terzo settore. In Piemonte si registrano 73,2 enti ogni 10.000 abitanti, mentre la Valle d’Aosta raggiunge un livello più elevato con 119 enti ogni 10.000 abitanti, confermando una forte densità di iniziative a vocazione sociale.

Particolarmente significativa la crescita delle cooperative sociali: tra il 2014 e il 2023 gli addetti sono aumentati del 33,7% a livello nazionale, passando da circa 365mila a quasi 488mila unità. Anche nell’area piemontese e valdostana si osserva una crescita di circa 6mila addetti nello stesso periodo, a fronte però di una contrazione nelle altre tipologie cooperative.

Sul piano economico, le imprese sociali dei due territori che hanno presentato i bilanci più recenti generano un valore della produzione pari a 2,1 miliardi di euro, circa il 10% del totale nazionale, con un valore aggiunto medio per ente quasi doppio rispetto alla media italiana.

Durante il confronto è stato inoltre affrontato il tema della governance del settore e dell’attuazione del Piano nazionale per l’economia sociale, inserito nel quadro delle politiche europee avviate con il Piano d’azione del 2021 e la successiva raccomandazione del Consiglio Ue del 2023. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze sta definendo una struttura dedicata al coordinamento e al monitoraggio del piano, che prevede un orizzonte decennale con verifiche nel 2027 e nel 2032.

Tra le priorità individuate figurano fiscalità, semplificazione normativa, strumenti finanziari dedicati, social procurement e valorizzazione del patrimonio pubblico, oltre a misure per l’imprenditoria sociale giovanile e femminile, l’housing sociale e l’inclusione lavorativa delle fasce più fragili.

In questo contesto si inserisce il progetto dei Cotes (Comitati Territoriali per l’Economia Sociale), promosso da Fondazione Terzjus insieme alle Camere di commercio e alla Fondazione Crt, con l’obiettivo di creare strumenti permanenti di programmazione territoriale e rafforzare l’innovazione del settore.

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