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Piemonte-natalità: dinamica naturale ampiamente negativa

Sono 4,2 milioni i residenti in Piemonte a fine 2022, circa 15mila unità in meno rispetto all’anno precedente. Al termine dello stato di emergenza sanitaria, è continuato, infatti, il calo del numero dei residenti, già in atto a partire dalla fine del 2013, frutto di una dinamica naturale ampiamente negativa (più decessi che nati), sempre meno attenuata dagli effetti positivi dei saldi migratori.

La combinazione di un’alta speranza di vita e il perdurare di un regime di bassa fecondità contribuiscono da un lato al progressivo aumento degli anziani e dall’altro alla contrazione dei giovani, determinando uno sbilanciamento intergenerazionale particolarmente critico.

Oggi in Piemonte si contano, infatti, circa 220 anziani ogni 100 individui con meno di 15 anni e il tasso di dipendenza strutturale, che definisce il carico sociale ed economico della popolazione in età attiva, si attesta al 61,7%, evidenziando una condizione di profondo squilibrio.

Le tendenze demografiche in atto rappresentano una delle principali sfide per il futuro del mercato del lavoro piemontese. Istat stima che, nel 2042, la quota della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) scenderà al 55%, dal 62% attuale, mentre l’incidenza della popolazione in età non lavorativa (fino a 14 anni e over 65enni) salirà al 45%, dal 38% attuale.

Focalizzando, comunque, l’attenzione sui dati relativi al 2022, si segnala un generale miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro piemontese: il numero di occupati è cresciuto dell’1,0% rispetto al 2021 (1.785mila occupati), mentre le persone in cerca di occupazione sono scese a quota 124mila, l’11,2% in meno rispetto all’anno precedente. In questo contesto si registra un tasso di occupazione in crescita (66,3%, a fronte del 65,0% del 2021) e un tasso di disoccupazione in diminuzione (6,6%, dal 7,5% del 2021).

Questi alcuni dei dati contenuti all’interno della I edizione della pubblicazione “Le cifre chiave del Piemonte 2023″ di Unioncamere Piemonte presentati presso il Grattacielo della Regione Piemonte, a Torino.

“Le cifre chiave del Piemonte, che abbiamo presentato oggi in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Unicredit e grazie all’ospitalità della Regione Piemonte, rappresentano un supporto conoscitivo per gli operatori economici, sociali e i policy maker chiamati a progettare e a implementare le politiche di sviluppo economico regionali. I temi scelti toccano le sfide contemporanee che stanno caratterizzando questo XXI secolo: l’energia, la sostenibilità e la digitalizzazione. Tutti obiettivi che come Sistema camerale ci siamo dati e su cui dobbiamo investire. Trasversalmente occorre poi puntare sul capitale umano e sulla formazione, vere leve per imparare ad adattarci ai mutamenti socio-politici e alle rivoluzioni profonde dei sistemi economici internazionali” ha commentato il Presidente di Unioncamere Piemonte Gian Paolo Coscia.

Nel 2022 è proseguita per il Piemonte la fase espansiva, avviata a partire dalla fine dell’emergenza sanitaria indotta dalla pandemia. Il prodotto interno lordo regionale ha superato i 144 miliardi di euro, il 7,7% della ricchezza prodotta a livello nazionale, valore superiore rispetto non solo ai 136 miliardi del 2021, ma anche ai livelli del periodo pre-covid quando, a valori correnti, il Pil piemontese era pari a 138 miliardi di euro.

Il risultato va, però letto anche alla luce di un indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività che, nel media del 2022, si è attestato al +7,5%.

La crescita del Pil (+6,2%) è stata sostenuta, come nell’anno precedente, dalla spesa delle famiglie residenti e dagli investimenti fissi lordi, mentre la domanda estera netta ha fornito un contributo negativo.

A livello di macrosettori, il valore aggiunto nel 2022 è salito in tutti i comparti. In particolare la crescita è stata pari al 11,1% nelle costruzioni, ancora sostenute dagli incentivi, all’8,0% nell’industria in senso stretto, i servizi hanno mostrato un’espansione del 5,6%, mentre più modesto è stato l’aumento del valore aggiunto dell’agricoltura (+2,4%).

La digitalizzazione aziendale è una delle tante sfide che, in questo periodo storico, il tessuto imprenditoriale deve affrontare.

Adottare e integrare tecnologie digitali innovative nei processi aziendali appare ormai imprescindibile per migliorare l’efficienza, l’agilità e la competitività delle aziende stesse. Nonostante la tecnologia sia diventata parte integrante della nostra esistenza, molte imprese faticano ancora a introdurla in maniera strutturale nei propri processi.

Concentrando l’attenzione sul territorio regionale al fine di comprendere meglio quale sia il grado di digitalizzazione della manifattura piemontese, emerge come oltre il 67% delle aziende manifatturiere regionali possieda ormai un sito internet, mentre il 45% sia presente sui social network, il 23% utilizzi software di pianificazione delle risorse aziendali (erp), mentre solo il 6% usi software di gestione delle relazioni con i clienti (Crm). L’intelligenza artificiale è entrata nelle imprese in 2 casi su 100.

Indizio dell’inevitabile aumento del grado di digitalizzazione è il fatto che un’impresa piemontese su dieci abbia intenzione di effettuare investimenti in questo campo.

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