L’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio, evidenzia tuttavia il permanere di profonde differenze territoriali tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno.
A trainare la ripresa sono soprattutto le regioni settentrionali. La Lombardia si conferma la locomotiva dell’economia italiana, risultando l’unica regione a guidare contemporaneamente la crescita del Pil (+1,2%) e dei consumi (+1,8%). Seguono il Trentino-Alto Adige, con un incremento del Pil dell’1% e dei consumi dell’1,5%, e il Lazio, anch’esso con una crescita dell’1% del prodotto interno lordo e dell’1,4% della spesa delle famiglie.
All’estremo opposto della classifica si collocano Basilicata e Calabria, entrambe con una crescita del Pil dello 0,6%, accompagnata dai risultati più deboli anche sul fronte dei consumi, rispettivamente +0,4% e +0,5%. Secondo Confcommercio, queste dinamiche confermano il rischio di un ulteriore ampliamento del divario economico tra Nord e Sud, rendendo prioritario un riequilibrio territoriale per garantire una crescita più solida e duratura.
L’analisi sottolinea come il 2026 sia iniziato con segnali incoraggianti. Alla favorevole eredità del 2025 si sono aggiunti il miglioramento dei consumi, la ripresa del Pil, l’aumento delle presenze turistiche, un moderato recupero della produzione industriale e un mercato del lavoro che continua a mantenersi su livelli record di occupazione.
Anche la recente risalita dell’inflazione appare, secondo lo studio, prevalentemente concentrata nel comparto energetico, mentre l’inflazione di fondo rimane vicina al 2%, limitando gli effetti negativi sul potere d’acquisto delle famiglie.
Le seconde stime dell’Istat indicano per il primo trimestre del 2026 una crescita congiunturale del PIL dello 0,3% e un incremento tendenziale dello 0,8%. A sostenere le prospettive dell’anno contribuiscono anche l’aumento delle immatricolazioni di auto nuove, il rafforzamento delle intenzioni di acquisto di beni durevoli e il buon andamento del turismo.
Sul piano strutturale, Confcommercio ricorda che l’economia italiana ha mostrato una significativa capacità di recupero nel periodo 2020-2024, sostenuta anche dagli investimenti del Pnrr, dopo oltre un decennio caratterizzato da crescita debole. Tuttavia, il rallentamento registrato nel 2025 e le persistenti differenze territoriali continuano a rappresentare un elemento di criticità.
Particolare attenzione viene riservata ai consumi delle famiglie nel Mezzogiorno, dove la minore disponibilità di reddito e il continuo calo della popolazione, soprattutto nelle fasce di età economicamente più attive, continuano a frenare la domanda interna. Secondo le previsioni, anche nel 2026 molte regioni meridionali manterranno livelli di consumo inferiori a quelli registrati prima della crisi del 2008.
Per Confcommercio, la sfida principale resta quella di ridurre i divari territoriali, favorendo una crescita più equilibrata tra le diverse aree del Paese. Solo attraverso un rafforzamento della capacità di sviluppo del Mezzogiorno sarà possibile consolidare la ripresa economica nazionale e renderla più inclusiva nel medio-lungo periodo.
