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Più donne al lavoro per contrastare spopolamento e crisi demografica

Incrementare il tasso di occupazione femminile è una leva strategica per affrontare il declino demografico e lo spopolamento del Paese. Lo ha sottolineato Luca Bianchi, direttore di Svimez, a conclusione del workshop “Spopolamento, migrazioni e genere tenutosi a Roma, promosso da Fondazione Giacomo Brodolini e Svimez, con il supporto di Save the Children e la partecipazione del Women20.

Il quadro demografico

Tra il 2014 e il 2024 l’Italia ha perso 1,4 milioni di abitanti, con un calo concentrato soprattutto nel Mezzogiorno (-918mila). Il saldo naturale è negativo (-3,8%), parzialmente compensato dai flussi migratori (+1,5%). Tra il 2019 e il 2023 sono 88mila i giovani laureati italiani espatriati, contro circa 77mila giovani laureati stranieri arrivati in Italia.

La situazione al Sud è particolarmente critica: nel 2024, dei circa 52mila meridionali trasferiti al Centro-Nord, oltre il 55% aveva tra i 25 e i 34 anni. Le proiezioni al 2035 stimano una perdita di oltre mezzo milione di alunni nelle scuole primarie, di cui quasi 200mila solo nel Mezzogiorno. Già oggi circa 3mila comuni, metà dei quali meridionali, rischiano la chiusura della loro unica scuola primaria.

Le politiche e il ruolo del Pnrr

Bianchi ha indicato nel Pnrr uno strumento chiave per invertire il trend, con investimenti in infrastrutture sociali come gli asili nido, che possono favorire la natalità e incentivare la permanenza delle giovani famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno. Il messaggio chiave del workshop è chiaro: più donne al lavoro significa più famiglie che restano nel Paese, maggiore natalità e riduzione della fuga dei giovani, condizioni indispensabili per garantire il futuro economico e sociale dell’Italia.

«La bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la loro segregazione in alcuni settori – ha spiegato Bianchi – determinano minori tassi di natalità e favoriscono l’emigrazione dei giovani laureati». La conferma è arrivata anche da Linda Laura Sabbadini, delegata del Women20: «Il nostro Paese paga la debolezza storica delle politiche dedicate alle donne. Le giovani italiane sono molto più indietro delle coetanee europee in termini di istruzione e competenze».

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