Chi ha davvero il potere oggi? I governi, le grandi aziende, i media tradizionali? Oppure chi riesce a catturare attenzione, orientare emozioni e costruire consenso attraverso uno smartphone? È da questa domanda che prende avvio il nuovo libro di Stefano Bergonzini, giornalista professionista e massmediologo, dedicato al tema centrale del nostro tempo: il potere della visibilità. “
Potere Social è uscito il 1° maggio in tutta Italia per Pendragon.
Nell’epoca dei social media il successo non coincide più soltanto con il merito o con la competenza. Conta la capacità di comunicare, sedurre, interpretare lo spirito del tempo, trasformare la propria identità in un racconto continuo. Il prodotto da vendere – suggerisce Bergonzini – spesso coincide con se stessi. Un meccanismo che riguarda politica, spettacolo, impresa e perfino la vita quotidiana.
Non è un caso che il libro analizzi figure molto diverse tra loro, da Donald Trump a Chiara Ferragni, da Giorgia Meloni a Sanna Marin. Personaggi capaci, nel bene e nel male, di comprendere una regola fondamentale della contemporaneità: il consenso si costruisce attraverso la narrazione pubblica prima ancora che attraverso i contenuti.
La forza del volume sta soprattutto nello sguardo culturale. Bergonzini non si limita a osservare il fenomeno degli influencer o della politica social, ma descrive una trasformazione più profonda: il passaggio da una società fondata sull’autorità a una fondata sulla visibilità. Oggi esiste ciò che appare, ciò che genera attenzione, ciò che produce engagement. E tutto può cambiare nel giro di poche ore, travolto dalla velocità digitale.
In questo scenario il libro evita sia il moralismo sia l’entusiasmo ingenuo. Mostra piuttosto l’ambivalenza del presente: la rete offre opportunità straordinarie di affermazione personale, ma impone anche una continua esposizione pubblica, dove autenticità e performance finiscono spesso per confondersi.
«I pensieri e le intuizioni di “Potere social” – scrive Marco Pesatori nella prefazione– sono un segnale di etica e corretto modo di comportarsi in un mondo “senza corpo”, destinato a riempirsi di input senz’anima».
Significativa, la dedica a Pier Vittorio Tondelli, che aveva intuito con anticipo la contaminazione tra cultura alta e cultura popolare. Un’intuizione oggi diventata sistema: nel tempo della visibilità permanente, il potere appartiene soprattutto a chi sa raccontarsi.
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