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Previdenza, il costo del rimpianto: un over 55 su tre ha iniziato troppo tardi

La previdenza complementare si conferma sempre più una necessità, ma anche un terreno segnato da ritardi e disuguaglianze. Secondo l’Osservatorio Look to the Future di Athora Italia, realizzato con Nomisma, quasi un over 55 su tre (30%) tra chi ha sottoscritto una soluzione integrativa ammette di averlo fatto troppo tardi: è il cosiddetto “costo del rimpianto”.

Un dato che contrasta con un altro elemento chiave: tra chi ha aderito a strumenti come fondi pensione e Pip, il livello di soddisfazione raggiunge il 91%. Tuttavia, il timing resta il nodo critico: il 26% degli italiani ritiene di aver iniziato troppo tardi, con punte del 30% nel Centro Italia.

Longevità tra opportunità e timori

Il tema della longevità divide gli italiani. Se il 27% guarda al futuro con ottimismo, emergono forti differenze per genere, età e area geografica. I più fragili sono i giovani: tra gli under 35, il 15% prova ansia e il 22% preoccupazione, segnale di una crescente incertezza sul proprio futuro economico.

A pesare è anche la percezione di instabilità: le preoccupazioni economiche coinvolgono il 33% dei giovani e il 34% dei 35-54enni, contro appena il 19% degli over 55.

Non autosufficienza: il timore più diffuso

La paura della non autosufficienza riguarda il 73% degli italiani, ma colpisce soprattutto le donne (81%) e gli over 55 (76%). Le principali preoccupazioni sono il peso dell’assistenza sui familiari (72%) e i costi elevati (68%).

Le strategie per affrontare il rischio variano: gli over 55 puntano sulla salute fisica (75%), mentre al Nord prevale un approccio più finanziario, con il 50% orientato all’accumulo di risorse. Resta però significativa l’inerzia: il 23% dei più giovani rimanda il problema.

Divari territoriali e di genere

Le differenze emergono con forza anche nella diffusione della previdenza integrativa. L’adesione resta una prerogativa:

  • degli uomini (31%)
  • dei residenti al Nord (34%)
  • e degli over 55

Al contrario, i giovani mostrano un forte ritardo: solo il 18% ha già aderito, nonostante il 49% dichiari interesse. A frenare sono soprattutto le barriere economiche, indicate dal 53% degli italiani, con picchi tra donne (64%) e fascia 35-54 anni.

Il paradosso italiano della previdenza

Il quadro che emerge è chiaro: la sfiducia nel sistema pubblico coinvolge il 66% degli italiani, ma questo non si traduce automaticamente in comportamenti previdenziali attivi. Persiste un approccio di breve periodo, definito dall’Osservatorio come ancora “primitivo”, che porta a rimandare decisioni cruciali.

Eppure, il messaggio è netto: la previdenza complementare non è più un’opzione, ma una leva strutturale per garantire il proprio tenore di vita futuro. Il paradosso tra alta soddisfazione e rimpianto diffuso suggerisce una direzione precisa: anticipare le scelte. In un Paese che invecchia rapidamente, il vero spartiacque non è più se aderire, ma quando iniziare. Perché, in materia di previdenza, il tempo non è solo denaro: è la differenza tra sicurezza e incertezza.

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