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Produzione industriale, quadro ancora incerto: industria ferma tra segnali contrastanti

Secondo le stime, l’indice destagionalizzato cresce dello 0,1% rispetto a gennaio, interrompendo solo in parte una fase di sostanziale stagnazione che continua a pesare sull’andamento del settore manifatturiero.

Nonostante il lieve progresso mensile, la dinamica di medio periodo resta debole: nel trimestre dicembre-febbraio la produzione industriale segna infatti una contrazione dello 0,4% rispetto ai tre mesi precedenti, confermando che il sistema produttivo non ha ancora imboccato un percorso di ripresa stabile e diffusa. Il segnale complessivo è quello di un’industria che oscilla tra tenuta e rallentamento, senza un chiaro impulso espansivo.

Il confronto tendenziale, corretto per gli effetti di calendario, mostra un aumento dello 0,5% rispetto a febbraio 2025, con una situazione tuttavia molto disomogenea tra i diversi comparti. La crescita è sostenuta principalmente dai beni strumentali (+4,4%), che continuano a beneficiare della domanda di investimento, mentre i beni intermedi risultano pressoché stabili (+0,1%). Più debole invece il quadro dei beni di consumo e dell’energia, entrambi in calo del 2,1%, segnale di una domanda interna ancora fragile e di un contesto energetico non favorevole.

La dinamica mensile conferma questa polarizzazione. I beni strumentali crescono dell’1,1%, seguiti dai beni intermedi con un lieve aumento dello 0,2%, mentre si osservano flessioni per i beni di consumo (-0,4%) e soprattutto per l’energia, che registra un calo marcato del -4,8%. L’andamento evidenzia come la crescita resti concentrata in pochi segmenti e non riesca a diffondersi in modo uniforme all’intero sistema produttivo.

Ancora più significativo è il quadro settoriale, che mostra forti differenze tra comparti industriali. Le performance migliori si registrano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+10%), seguita dal settore dell’elettronica e dei prodotti informatici e ottici (+7,8%) e dalla produzione di macchinari e attrezzature (+5,2%). Si tratta di comparti a maggiore intensità tecnologica e più esposti ai mercati internazionali, che continuano a rappresentare il principale motore di resilienza dell’industria.

Sul versante opposto, si evidenziano contrazioni significative nella chimica (-6,8%), nella raffinazione e produzione di prodotti petroliferi (-6,4%) e nelle altre attività manifatturiere, comprese le attività di riparazione e installazione di macchinari (-5,8%). Si tratta di settori più sensibili alla volatilità dei prezzi energetici e alla debolezza della domanda, sia interna sia estera.

Il dato complessivo restituisce l’immagine di un’industria ancora in una fase di transizione. Da un lato, alcuni comparti ad alto valore aggiunto continuano a crescere e a sostenere la competitività del sistema produttivo; dall’altro, persistono aree di debolezza strutturale che frenano una ripresa più ampia e consolidata. La mancanza di una crescita diffusa riflette la fragilità della domanda interna, l’incertezza del contesto internazionale e il ruolo ancora critico dei costi energetici.

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