Per le piccole e medie imprese italiane, la vera sfida – e insieme l’opportunità – è la Twin Transition: un cambiamento che intreccia digitale e sostenibilità in una trasformazione profonda, strategica e culturale. Dal Veneto arriva un modello che dimostra come questo passaggio possa essere affrontato anche dalle realtà più piccole, tradizionalmente meno strutturate.
I risultati del progetto pilota “Pid Veneto” raccontano una storia diversa rispetto alla narrazione spesso dominante: quella di Pmi frenate da limiti strutturali. Coinvolgendo 175 imprese, il programma ha evidenziato un significativo incremento delle competenze tecnologiche, un uso più maturo e creativo degli strumenti digitali – inclusa l’intelligenza artificiale – e un miglioramento tra il 10% e il 15% delle capacità organizzative. Un dato, quest’ultimo, tutt’altro che secondario: la transizione non è solo tecnologica, ma prima ancora organizzativa e umana.
Il valore del progetto risiede soprattutto nel metodo. Non un semplice trasferimento di competenze, ma un percorso di co-creazione tra imprese, università e istituzioni. Il coordinamento di Unioncamere del Veneto, insieme al sistema camerale, alla Regione e agli Atenei di Padova, Venezia e Verona, ha dato vita a un ecosistema collaborativo in cui ricerca e impresa si sono contaminate reciprocamente. Un modello che supera la tradizionale distanza tra teoria e pratica e che trasforma l’innovazione in un processo condiviso.
Le imprese coinvolte hanno attraversato un percorso non lineare: dall’entusiasmo iniziale a una fase di disorientamento, fino a una nuova consapevolezza strategica. È proprio questa “crisi intermedia” a rappresentare uno degli elementi più interessanti del progetto: un passaggio necessario per comprendere la complessità della trasformazione e sviluppare competenze più solide e durature. L’approccio basato su design thinking, confronto tra pari e sperimentazione concreta ha favorito una vera cross-pollination tra settori diversi, generando soluzioni innovative anche in contesti tradizionali.
I casi aziendali raccontano l’impatto reale della trasformazione: dalla manifattura che integra piattaforme digitali per migliorare l’efficienza, al turismo che utilizza l’intelligenza artificiale per personalizzare l’esperienza del cliente, fino ai servizi che adottano strumenti avanzati di analisi per supportare le decisioni. Segnali di un cambiamento già in atto, ma ancora lontano dall’essere diffuso in modo uniforme.
I dati regionali lo confermano: poco più della metà delle imprese venete ha adottato tecnologie digitali, mentre l’utilizzo dell’intelligenza artificiale resta ancora limitato. Tuttavia, l’interesse è in forte crescita e quasi quattro imprese su dieci indicano l’Ai come priorità nei prossimi tre anni. Sul fronte della sostenibilità, il 39% delle aziende ha già avviato investimenti, ma solo una parte integra pienamente digitale e green in una strategia unitaria.
È qui che emerge il nodo centrale: le barriere non sono solo economiche, ma anche culturali e psicologiche. Ed è proprio su questo terreno che il progetto Pid Veneto ha mostrato la sua efficacia, intervenendo non solo sugli strumenti, ma sulla mentalità imprenditoriale.
L’esperienza è stata sintetizzata nel volume “Viaggiatori nella complessità”, che propone una chiave di lettura della trasformazione come processo continuo, fatto di apprendimento, adattamento e confronto. Una visione che supera l’idea di innovazione come traguardo e la interpreta invece come percorso permanente.
Il vero risultato va oltre i numeri: la costruzione di un’architettura operativa replicabile. Un modello che può essere esteso ad altri territori e che indica una strada chiara per il sistema Paese: fare rete tra istituzioni, università e imprese per accompagnare le Pmi nella doppia transizione.
