Skip to content Skip to footer

Quadro macroeconomico italiano tra slancio e rischi: pesano le tensioni sui prezzi energetici

L’economia italiana si presenta all’inizio del 2026 con fondamentali solidi ma attraversata da nuove incertezze legate allo scenario internazionale, secondo quanto riferisce il Mef. Il quadro macroeconomico aggiornato a marzo evidenzia una crescita moderata, sostenuta dalla domanda interna e da un mercato del lavoro in continuo miglioramento, ma esposta ai rischi derivanti dal rialzo dei prezzi energetici e dalle tensioni geopolitiche.

Ripresa graduale, trainata da industria e occupazione

Nel quarto trimestre del 2025 il Pil ha registrato un incremento dello 0,3% su base trimestrale, in accelerazione rispetto allo 0,2% del trimestre precedente, e dello 0,8% su base annua. Un risultato in linea con le attese e che consegna al 2026 un trascinamento statistico positivo dello 0,31%.

A sostenere la crescita sono stati soprattutto l’industria in senso stretto (+0,6%) e le costruzioni (+1,4%), mentre il comparto dei servizi ha mostrato una dinamica più contenuta (+0,1%). Il quadro resta comunque complessivamente favorevole, anche alla luce delle condizioni finanziarie ancora distese.

Il mercato del lavoro continua a rappresentare uno dei punti di forza dell’economia: il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6% nel quarto trimestre, raggiungendo poi un nuovo minimo del 5,1% a gennaio 2026. Parallelamente, le retribuzioni contrattuali crescono a un ritmo del 2,5% annuo, superiore all’inflazione, contribuendo a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie.

Credito in espansione

I prestiti al settore privato mostrano un’accelerazione graduale, con una crescita del 2,0% annuo a dicembre e del 2,2% a gennaio. Il trend è positivo sia per le famiglie (+2,5%) sia per le imprese.

I tassi di interesse sui nuovi finanziamenti si mantengono su livelli contenuti: per le società non finanziarie si osserva una lieve flessione al 3,53% a gennaio, mentre per le famiglie il Taeg sui mutui si colloca intorno al 3,8%. Un contesto che continua a favorire investimenti e consumi, contribuendo alla stabilità del ciclo economico.

Segnali misti nel primo trimestre

A gennaio la produzione industriale ha registrato un secondo calo congiunturale consecutivo (-0,6%), segnalando una possibile fase di rallentamento nel breve periodo.

Allo stesso tempo, le indagini qualitative mostrano segnali più incoraggianti: l’indice Pmi manifatturiero di febbraio torna sopra la soglia di espansione (50,6), mentre il Pmi composito (52,1) suggerisce una prosecuzione della crescita nel complesso dell’economia. Anche la fiducia dei consumatori risulta in miglioramento.

Sul fronte dei prezzi, l’inflazione resta moderata ma in lieve accelerazione: l’indice armonizzato (Ipca) segna un +1,5% su base annua, trainato soprattutto dai servizi.

Energia e rischi geopolitici

Il forte rialzo delle quotazioni delle materie prime energetiche, con il petrolio Brent tornato sopra i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022, introduce nuove pressioni inflazionistiche e aumenta l’incertezza sulle prospettive di crescita.

La dinamica è strettamente legata alla crisi in Medio Oriente: un eventuale protrarsi o aggravarsi del conflitto potrebbe avere effetti più persistenti, incidendo sia sui costi di approvvigionamento energetico sia sulla fiducia di imprese e consumatori.

Verso il Documento di Finanza Pubblica

Le previsioni macroeconomiche saranno aggiornate nel Documento di Finanza Pubblica atteso ad aprile, che incorporerà gli effetti degli shock più recenti. Il quadro che emergerà sarà determinante per orientare le scelte di politica economica nei mesi successivi.

Show CommentsClose Comments

Leave a comment

Potrebbe interessarti anche...