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Qualità delle istituzioni, fattore essenziale dello sviluppo

Non si tratta dei palazzi romani, ma di regole chiare, uffici efficienti, tempi di giustizia ragionevoli, servizi efficaci, trasparenza e partecipazione civica. In sintesi: fiducia.

È ciò che distingue un’impresa che nasce in tre mesi da una che impiega tre anni, o un cantiere che parte da uno che resta sulla carta.

Dal 2012 il fenomeno viene misurato tramite l’Institutional Quality Index (Iqi), costruito con dati ufficiali e confrontabili nel tempo. L’indice aggrega segnali diversi di buon funzionamento pubblico – qualità dei servizi, capacità amministrativa, legalità, contrasto alla corruzione e partecipazione civica – per fotografare dove il Paese accelera e dove rallenta.

Il quadro 2004-2023 conferma un ampio divario Nord-Sud, ma con dinamiche differenziate: nel Centro-Nord si osserva un lento indebolimento, mentre nel Mezzogiorno – e soprattutto nelle Isole – si registra un moderato miglioramento di lungo periodo.

Analizzando le regioni del Sud, la Campania mostra un recupero consistente, seppur lontana dai migliori standard nazionali; Puglia e Basilicata sono a valori intermedi; Calabria e Sicilia evidenziano fragilità persistenti. Tra le Isole, la Sardegna si distingue per livelli relativamente più alti. Anche a livello provinciale emergono differenze significative: Bari e Cagliari mostrano performance superiori alla media meridionale, Napoli evidenzia un percorso di miglioramento, mentre Palermo e Catania restano più in difficoltà. Il messaggio chiaro è che la qualità delle istituzioni non è destino, ma risultato di scelte, competenze e incentivi.

Negli ultimi anni, in particolare tra 2021 e 2023, il Mezzogiorno ha mostrato un recupero significativo, coerente con la stagione del Pnrr: più investimenti, progettazione, scadenze e procedure rispettate. Il Rapporto Svimez 2025 evidenzia che gli investimenti pubblici dei Comuni del Sud sono raddoppiati tra 2022 e 2025, e che l’effetto espansivo del Piano nel biennio 2023-2024 è stimato più forte al Sud che nel Centro-Nord. In altre parole, quando arrivano risorse, strumenti e obiettivi chiari, le amministrazioni meridionali sanno fare.

Per troppo tempo il dibattito sul Mezzogiorno si è polarizzato tra chi invoca maggiore partecipazione e chi più risorse economiche. L’esperienza recente dimostra che investimenti mirati uniti a obiettivi chiari di qualità istituzionale producono risultati concreti: tra 2022 e 2025 il Mezzogiorno è cresciuto più del Centro-Nord.

La sfida futura sarà non disperdere questo patrimonio. Servono continuità negli organici tecnici, formazione e ricerca, semplificazione stabile, trasparenza dei dati, valutazione dei risultati e politiche che premiano chi realizza, non chi annuncia. La qualità delle istituzioni resta la più concreta delle politiche di sviluppo: trasforma finanziamenti in cantieri, cantieri in servizi, servizi in benessere. Per il Mezzogiorno, è la leva che può rendere duraturo ciò che fino a ieri sembrava impossibile.

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